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Come combattere l’allergia all’ambrosia foto

Nuovo articolo della nostra rassegna dedicata a Sport e Medicina in collaborazione con l’Ospedale di Legnano e l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Ovest Milano

LEGNANO – Un’estate che sembra non aver voglia di finire sta prolungando gli effetti di una problematica che coinvolge un grandissimo numero di cittadini, tra i quali molti sportivi.

Stiamo parlando dell’allergia all’ambrosia, un’erba di origine nordamericana giunta in Europa ed in particolare nell’Altomilanese da parecchi decenni. Capace di grande adattabilità e di forte competizione con le erbe di casa nostra, nel corso degli anni ha iniziato ad espandersi sempre di più, interessando la Francia, l’Ungheria, la Croazia, l’Austria e il nostro territorio.

Capace di produrre per ogni singola pianta in una sola giornata 2,5 miliardi di granuli di polline e fino a 60.000 semi (capaci di germinare fino a 40 anni di distanza dalla loro caduta al suolo), conosciuta nel milanese fino dal 1940, è dagli anni ’90 che partendo dall’area intorno a Malpensa si è enormemente diffusa tanto da diventare una delle cause di allergia tra le più diffuse nella popolazione.

Per parlare di questa forma di allergia abbiamo incontrato la Dott.ssa Re, responsabile del Reparto di Allergologia dell’Ospedale di Legnano, diventato sede di riferimento per gli studi sull’ambrosia in Italia.

E’ dagli anni ’80 – ci dice la Dott.ssa Elisabetta Re – “che il nostro ospedale, in collaborazione con gli altri ospedali del milanese, è diventato la sede del Dipartimento di Allegologia del Milanese, nato con lo scopo di analizzare e studiare il fenomeno, che interessa in Italia principalmente la zona del nord-ovest della Lombardia e l’Altomilanese in particolare.

Il massimo picco è stato negli anni ’90, quando siamo passati da una situazione in cui l’allergia predominante era alle graminacee ad una in cui lo è diventata quella all’ambrosia” – spiega la Responsabile – “cosa che ci ha portato ad inserire anche questa pianta tra le sostanze da utilizzare per i nostri test sui pazienti allergici”.

Quali sono le caratteristiche di questa forma di allergia?

Una particolarità di questa allergia è che colpisce anche persone avanti con l’età, che normalmente è uno dei fattori che tende a rendere meno sensibili agli agenti allergenici. I soggetti colpiti lamentano generalmente irritazione agli occhi, lacrimazione difficoltà respiratorie, che vanno dal prurito ed al gocciolamento nasale, agli starnuti fino, nelle forme più gravi ad attacchi di tosse e di asma.

Reparto di Allergologia

Come agire contro l’allergia all’ambrosia?

Per le forme più lievi si possono usare degli corticosteroidi inalatori, degli spray nasali che associano il cortisone con l’antistaminico. Questo permette di iniziare un’azione locale di “barriera” all’ingresso del polline nella mucosa. A questo si aggiunge l’antistaminico, il cui uso deve essere prolungato per tutta la stagione di fioritura della pianta, che generalmente va dalla seconda metà di agosto agli inizi di ottobre. In presenza di crisi di asma sono invece necessari degli spray broncodilatatori in associazione al cortisonico, che aprono i bronchi e compiono un’azione antinfiammatoria.

Essere allergici alle graminacee può portare a diventarlo nel tempo anche all’ambrosia?

“Certo, chi soffre di allergie alle graminacee ha una predisposizione che può portare il soggetto a sviluppare queste proteine anomale che sono la causa dell’allergia anche all’ambrosia. Ci sono nostri pazienti che dopo essere stati curati e desensibilizzati alle prime, hanno comunque iniziato a soffrire per la seconda, tanto da doverle desensibilizzare anche per questo tipo di pianta”.

Come si può limitare l’insorgere dell’allergia?

I consigli che possiamo dare sono principalmente evitare di stare all’aperte e di restare in casa, preferibilmente con le finestre chiuse durante il giorno. Sono da evitare le giornate ventose, quelle più secche e più calde. Per chi pratica sport, sarebbe meglio farlo in luoghi chiusi, come palestre e piscine coperte. Nelle ore successive ai temporali è meglio restare in casa, perché la pioggia violenta ed i fulmini frantumano il polline in una miriade di piccole particelle, che tendono ad entrare in profondità nelle vie aeree.

In auto è meglio tenere i finestrini chiusi e lo stesso andrebbe fatto con le bocchette di areazione, mentre in moto è necessario usare un casco chiuso. Per quanto riguarda gli impianti di climatizzazione, è importante utilizzare filtri anti-polline, da dovranno essere puliti e rinnovati con frequenza. Dopo attività all’aperto, è consigliabile cambiare i vestiti e fare subito una doccia, in modo da rimuovere il polline dalla pelle e dai capelli.

Un altro aspetto importante riguarda la pulizia, sia quella personale che quella della propria casa, che deve essere mantenuta pulita usando con frequenza aspirapolveri e panni inumiditi per rimuovere il polline depositati sui pavimenti e sugli arredi. Meglio sarebbe rimuovere tende, tappeti ed arredi i tessuto naturale, che tendono a trattenere il polline”.

L’allergia all’ambrosia è anche un problema di salute pubblica, che comporta la necessità dello sfalcio di questa pianta.

Esistono ordinanze regionali che impongono a comuni e privati lo sfalcio della pianta nei mesi di luglio ed agosto, in modo da limitarne la fioritura”.

Da qualche tempo la natura ha iniziato a dare una mano…

E’ vero, da qualche anno un piccolo insetto, la Ophrella, anch’esso di origine extra-europea e giunto chissà come nel nostro territorio, ha iniziato a svilupparsi. La sua particolarità è che questo animale si ciba delle foglie e delle piante di ambrosia, provocandone il rinsecchimento e la morte. La scoperta dell’esistenza in zona di questo insetto lo si deve al nostro Dipartimento di Igiene, ed in particolare alla Dott.ssa Bonini, che ha analizzato le cause di una improvvisa quanto importante diminuzione del polline di ambrosia nella nostra area a partire dal 2013. Ora stiamo studiando l’impatto che questo insetto potrebbe avere sulle tipiche coltivazioni locali, per capire se oltre a contribuire all’eliminazione dell’ambrosia, non possa creare danni a piante di uso comune come il mais, il frumento o l’orzo. In alcune serre nell’Altomilanese abbiamo inserito dei campioni di coltivazioni locali ed una comunità di questo coleottero, per poterlo studiare da vicino.

Reparto di Allergologia

Ci sono altre forme di allergia, pensiamo a quelle di tipo alimentare, che possono aumentare la sensibilità alla pianta?

Esistono degli allergeni in comune con l’ambrosia e sono anch’essi di origine vegetale. Tra questi i principali sono il melone e l’anguria, frutti tipicamente estivi che i soggetti allergici dovrebbero eliminare o quanto meno limitare nella loro dieta. Parliamo però di una percentuale bassa di pazienti interessati, intorno al 2-3%.

Come si arriva al Reparto di Allergologia?

La prassi è quella di passare dal proprio medico di base per fare la richiesta di una visita allergologica. Visita che prevede l’effettuazione di appositi test alle principali forme di allergia alle piante i cui pollini possono essere respirati. Sulla base di questi test, per i casi più importanti, è possibile effettuare delle analisi più approfondite, che consistono in un esame del sangue con i quali andiamo a cercare gli allergeni molecolari. Se il paziente è anche asmatico viene sottoposto alle prove del respiro, per capire il grado dell’asma. Definito il quadro completo, il paziente viene sottoposto alla terapia immunoallergica, che può essere di tipo sottocutaneo o sublinguale, a seconda della tipologia di allergia. A questo fanno seguito dei controlli periodici che permettono di seguire il paziente per un periodo generalemente di tre anni, in modo da capire l’efficacia della terapia. Nella maggioranza dei casi i pazienti diventano immuni all’allergia entro questo periodo, negli altri casi la terapia viene allungata fino a quattro-cinque anni”.

Per chi fa sport i medicinali utilizzati per combattere i sintomi dell’allergia possono essere considerati dopanti?

Purtroppo si, il loro uso deve essere segnalato. Noi consigliamo sempre di avvisare il proprio allenatore ed il proprio medico sportivo. L’uso del solo antistaminico non è dopante, ma soprattutto i pazienti asmatici che hanno problemi respiratori ed usano i cortisonici, questo tipo di medicinale lo è. E’ possibile usare il solo broncodilatatore, che però spesso non è sufficiente a risolvere la problematica.