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Virus West Nile, i consigli dell’esperto

Nuovo articolo della nostra rassegna dedicata a Sport e Medicina in collaborazione con l’Ospedale di Legnano e l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Ovest Milano

LEGNANO – Dopo i due casi di cittadini dell’Altomilanese colpiti dal Virus West Nile, che vanno ad aggiungersi alla ventina colpiti in tutta la Lombardia nelle ultime settimane, abbiamo incontrato il Dott. Paolo Viganò, Direttore del Reparto Malattie Infettive dell’Ospedale di Legnano, a cui abbiamo chiesto di spiegarci quali sono le modalità di contagio e quali i reali rischi per la salute.

E’ un virus che è noto dagli anni ’50 e si chiama West Nile in quanto è stato identificato in origine su malati colpiti alle sorgenti del Nilo. E’ giunto da noi non certo con i barconi ma con gli uccelli migratori, che pur non venendo infettati possono portare il virus.

Sono poi le zanzare, le classiche zanzare comuni, le Culex Pipiens, che a loro volta portano il virus dagli uccelli agli altri esseri viventi. Il virus infatti colpisce anche anche gli equini, ma l’unico essere vivente che sembra sviluppare malattia seria è l’uomo“.

Dott. Paolo Viganò

“La maggior parte dei casi, si stima intorno all’80%, sono forme asintomatiche, senza quindi nessun particolare sintomo evidente,” – ci spiega il Dott. Viganò “mentre nel rimanente 20% presenta sintomi da normale malattia influenzale, di fatto indistinguibile da quelli del virus West Nile.

Parliamo dei classici dolori articolari, febbre, nausea, mal di testa, che guariscono spontaneamente, utilizzando i classici farmaci antipiretici, somministrando molta acqua (nel periodo estivo la febbre porta ad un forte disidratazione) ed un po’ di normale riposo.

Come dicevamo, è indistinguibile dalla normale influenza, a meno di non sottoporre il paziente a particolari esami clinici, che per altro di norma non vengono eseguiti in quanto non strettamente necessari.”

La possibilità di seri rischi per la salute sono fortunatamente ridotte: “Come dicevamo solo un 20% presenta sintomi e di questi solo mediamente in un caso ogni 200-300 (pur considerando che queste statistiche però vanno prese un po’ con le dovute cautele in mancanza di solidi dati epidemiologici), comunque una assoluta minoranza, si possono avere delle complicanze a livello encefalitico.

Anche in questi casi si fa della terapia sintomatica, perché al momento non esistono vaccini né farmaci specifici per contrastare questo virus. In genere il decorso porta in un tempo che può essere anche lungo alla completa guarigione del soggetto.

Non sappiamo al momento quali siano i meccanismi che portino a queste forme encefalitiche, che solo in casi particolari e per fortuna decisamente rari può portare anche alla morte. Questo decorso infausto interessa per lo più pazienti anziani con gravi patologie già esistenti, tipo diabete, o con problematiche circolatorie o renali“.

Anche l’Altomilanese presenta alcuni casi di infezione: “In Italia è in questo momento il virus sembra essere presente principalmente in Romagna, nel Veneto meridionale, nel Cremonese e nel MantovanoUltimamente abbiamo registrato alcuni casi anche nell’Altomilanese, un paziente di Pregnana ed uno di Inveruno, attulmente ricoverato presso il nostro ospedale.

Questi casi nella nostra zona sono indice del fatto che quasi certamente non si tratta di casi unici, ma che il virus è sicuramente presente nella nostra zona, anche se per la maggioranza dei casi si risolve come una normale influenza.”

Dott. Paolo Viganò

Quali rimedi sono possibili per evitare o quanto meno limitare il rischio di infezione e di trasmissione del virus: “L’unico rimedio importante è la disinfestazione dalle zanzare ed a questo proposito è sicuramente da sollecitare la Pubblica Amministrazione perché operi tali interventi con regolarità, fin dai primi caldi.

Anche i semplici cittadini possono fare la loro parte, per esempio evitando di tenere acqua nei sottovasi, evitando le pozzanghere nei giardini o di lasciare contenitori come tolle o rottami che possono riempirsi di acqua, lo stesso vale per i cestini dei rifiuti tenuti non in ordine. Sono infatti queste tutte situazioni che possono favorire la deposizione di uova di zanzara.

Questo vale anche per le società sportive che gestiscono i campi di gioco: dai campi di calcio a quelli da tennis, passando per gli ippodromi, tanto per fare degli esempi, è fondamentale tenerli puliti, senza pozzanghere o ristagni di acqua e nel caso operando opportuni trattamenti di disinfestazione. In questo modo riusciamo a mantenerli liberi da zanzare, riducendo drasticamente i rischi di eventuale contagio.

Per chi abita vicino a zone umide o comunque ricche di insetti, il rimedio classico è quello delle zanzariere alle finestre, che impedisca l’accesso a questi animali, che per loro natura pungono in qualsiasi ora della giornata e non solo di notte come altri tipi di zanzare”.

Chi fa sport si trova spesso per forza di cosa ad essere immerso nel verde e quindi soggetto a diventare bersaglio delle zanzare: “Per chi fa sport, è chiaro che per esempio andare a correre lungo i Navigli, dove è facile trovare la presenza di acqua stagnante o pozzanghere, comporta la necessità di utilizzo di normali repellenti anti-zanzare, ricordandosi magari di ripetere di tanto in tanto la loro applicazione dato che il sudore tende a rimuoverli.

Bisogna per altro considerare il fatto che in genere lo sportivo è giovane o comunque sano, allenato ed con un fisico integro, quindi per sua natura meno soggetto, in caso di infezione, a quelle complicanze di cui parlavamo in precedenza.