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A tu per tu con Salvatore Asmini, Direttore Tecnico della Castellanzese

Il DT neroverde ci ha svelato i segreti che stanno alla base di una buona pianificazione

CASTELLANZA – Martedì mattina, sede della Castellanzese, puntualissimo Salvatore Asmini (a sinistra nella foto, insieme a mister Roncari), Direttore Tecnico, ci apre la porta e ci accoglie nel mondo neroverde, pronto per l’intervista.

Chiedimi tutto quello che vuoi”, dice sorridendo, e noi cogliamo l’occasione, partendo dall’inizio, per conoscerlo meglio.

Ho iniziato a giocare a calcio qui a Castellanza, facevo il portiere – ci dice Asmini – poi sono passato al Legnano, dove sono rimasto fino ai vent’anni, per poi giocare un’altra decina d’anni in varie squadre, che non sto nemmeno ad elencare

E come dirigente?
Prima di diventare dirigente ho allenato, sia come preparatore dei portieri sia come primo allenatore. Sono passato dalla Pro Patria, poi ho fatto un anno a Varese, poi ancora Solbiatese, Luino, ancora Pro Patria. Subito dopo sono andato al Monza, con Marotta, e lì ho allenato i portieri per un anno, per poi cominciare a fare il capo osservatore e il vice responsabile del settore giovanile, quella è stata la svolta

Come è proseguita la tua carriera?
Dopo Monza sono andato al Como, con gli stessi incarichi, e per un anno ho lavorato con Favini, poi due anni a Ravenna e due al Venezia, mentre al terzo ho svolto il solo ruolo di responsabile degli osservatori. Successivamente sono passato al Milan, con Braida e Maldini, mi occupavo del mercato estero, e lì ci sono rimasto per tre anni e mezzo, prima di ricongiungermi con Marotta all’Atalanta, come capo scout, infine sono passato alla Sampdoria, dove sono rimasto per undici anni come Direttore Sportivo

Vari problemi di salute – aggiunge – mi hanno tenuto lontano dal campo per un certo periodo di tempo, fino a che ho ricominciato, chiamato dalla Pro Patria per gestire la parte organizzativa, ma non è andata benissimo. Ora sono tornato da dove tutto è cominciato, invitato dal presidente Affetti, con il quale sono legato da un profondo legame di amicizia e stima, l’ho anche allenato nei giovanissimi, quando lui stesso giocava

Alla fine dunque quanti ruoli hai ricoperto?
Praticamente tutti, sia da allenatore sia da dirigente, da capo osservatore dei più piccoli a capo scout, fino a quello di Direttore Sportivo

Uno come te vivrà di calcio, quante ore gli dedichi al giorno?
Praticamente tutto il giorno, da sempre, dal momento che, da Como in poi, è diventato il mio lavoro fisso, stando spesso lontano da casa, quindi l’ho sempre vissuto al 100%

Torniamo a Castellanza, cosa ti ha spinto ad accettare?
Sono tornato in Neroverde per la grande serietà e la già buona organizzazione che la famiglia Affetti ha saputo dare in quindici anni di presidenza. Sono il responsabile tecnico di tutte le squadre, dai piccoli all’Eccellenza, in più abbiamo un Direttore Sportivo solo per il settore giovanile e due responsabili tecnici

In cosa consiste il tuo lavoro di preciso? Come si costruisce una squadra?
Quest’anno sono stato richiamato a febbraio dal presidente e gli ho esposto subito le mie intenzioni, perché era giusto condividerle con lui e serviva che lui le approvasse. Sono state accettate, per cui ho iniziato fin da subito a visionare la squadra, per capire dove fosse necessario intervenire, quali giocatori fosse giusto cambiare e quali confermare, alcuni li conoscevo, altri no, e poi c’è lo studio degli atleti da portare da noi, vanno visionati e poi convinti

Sono abituato a lavorare seguendo un certo metodo – e qui Asmini si toglie qualche sassolino dalla scarpa – come per la stagione della promozione quando, che piaccia o no, la squadra l’ha costruita il sottoscritto. I giocatori vengono visionati almeno due o tre volte prima di essere contattati, e così ho fatto anche quest’anno, dato che era mia intenzione cambiare molto, con la consapevolezza di rischiare ma sapendo anche che, grazie all’organizzazione della società e al suo buon nome, i giocatori contattati raramente dicono di no, perché sanno dove arrivano

Tutto è partito però dalla scelta dell’allenatore, Fiorenzo Roncari.
Ho scelto un allenatore di esperienza e capacità, perché è vero che la fortuna di un tecnico la fanno i giocatori, ma il mister deve essere capace di gestire tutto a 360 gradi, non come qualche allenatore di mia conoscenza – e qui se ne vanno altri sassolini dalla solita scarpa – che si dimostra fortissimo con i deboli e debolissimo con i forti. Oltre alle qualità dei singoli giocatori, è fondamentale la mano dell’allenatore, che in questo caso è un valore aggiunto

Come si scovano i calciatori?
Mi avvalgo della preziosa collaborazione del capo scout Alessandro Biasiolo, ci dividiamo i compiti di osservazione delle varie categorie, Eccellenza e Promozione, anche fuori dalla nostra area, in Piemonte o in altri gironi lombardi. Visioniamo ogni giocatore e scegliamo in base a quelle che sono le nostre prerogative, quindi li contattiamo. Capita che, per questioni di budget, scelgano altre strade, ma sono casi rari

Qualche calciatore prova anche a proporsi direttamente?
Può succedere, e vale lo stesso discorso di prima, si fa più volte una valutazione dell’atleta, se fa al caso nostro lo si prende in considerazione, altrimenti lo scartiamo

I limiti anagrafici della rosa limitano il tuo lavoro?
Non sono favorevole a questa imposizione dei giovani, perché da un lato è giusto che si lavori su di loro, e anche noi come Castellanzese puntiamo sul settore giovanile per promuovere elementi in prima squadra, ma ogni anno ci sono delle problematiche perché sei ovviamente costretto a guardare fuori dal tuo recinto e diventa difficile organizzarsi, perché la concorrenza è tanta

C’è competizione con le altre squadre durante il mercato?
Competizione tantissima, ma non mi è mai capitato di litigare con qualcuno, anche perché i giocatori sono liberi di scegliere quello che è meglio per loro, e noi li seguiamo con attenzione, non è più come una volta, quando calciatori non visionati arrivavano ugualmente alla Castellanzese, ora tutti vengono scelti dopo attenta analisi

Avrai chiaramente un budget da rispettare.
Certamente, ho una tabella da rispettare, che il presidente mi dà all’inizio della stagione, e devo far quadrare i conti fra staff tecnico e giocatori

Ai giocatori date anche un alloggio?
No, ci sono varie squadre che lo fanno, anche nel nostro girone, ma non è una scelta che è mai rientrata nelle nostre politiche, proprio per questo cerchiamo giocatori che possano raggiungerci in maniera indipendente

A livello sponsorizzazione come ve la cavate?
Questa è una realtà gestita in modo esemplare dalla famiglia Affetti, con una grande passione, ma la risposta del territorio non sempre è quella che ci si potrebbe aspettare, per questo sarebbe bello che si avvicinasse qualcuno in più

Lo scorso anno siete arrivati sesti, ora contendete il primato con il Legnano: quali sono le ambizioni della Castellanzese? Ci sarà mai il salto in D?
Preferiamo rimanere con i piedi per terra, abbiamo stilato un programma biennale e alla fine di questi due anni vedremo se avremo lavorato bene e se così sarà potremo pensare di alzare l’asticella, ma preferiamo sbilanciarci poco e pensare domenica dopo domenica a conquistare punti preziosi, senza avere ambizioni più grandi di noi

Se durante l’estate ti dedichi prevalentemente al mercato, durante la stagione vera e propria come lavori?
Assisto a tutti gli allenamenti della prima squadra, oltre ovviamente alle partite, durante le quali individuo i giocatori che potrebbero interessarci, già nel girone di andata, quindi comincio a visionarli, mentre Biasiolo studia e mi propone quelli visti in altri gironi. Quest’anno abbiamo cambiato dieci giocatori, quindi mi auguro il prossimo anno di portare a casa giusto quel poco che servirà per aiutarci a fare il salto di qualità, registrando solo quei settori dove avremo bisogno di mettere mano

La tua passata esperienza da calciatore ti aiuta nel tuo lavoro o è ininfluente?
Penso che siano delle caratteristiche innate che uno ha, non per forza un calciatore poi sarà un ottimo osservatore o un bravo dirigente. Io già nei primi anni alla Pro Patria andavo a vedere le partite degli avversari per preparare le gare successive, e subito dopo a Como e a Monza visionavo i piccoli. La cosa da tenere in considerazione è che ci sono determinati concetti basilari, come le caratteristiche dei vari ruoli, che possono sembrare semplici, ma vanno tenute ben presenti, quando hai chiare queste cose e sai quanto un giocatore può esprimerle, allora tutto diventa più facile

Il campionato di Eccellenza è molto lungo e se si arriva ai play off diventa ancora più impegnativo, ti piace questa formula oppure cambieresti qualcosa?
Prima di tutto vorrei sottolineare quanto questa stagione sia più difficile della scorsa, per le realtà importanti presenti, come Legnano, che a mio parere è la favorita per la vittoria finale, poi Busto 81, Fenegrò, Varese, Varesina, anche il Verbano, e magari un’outsider, per questo è importante fare più punti possibili adesso. Per quanto riguarda la struttura del campionato devo dire che i play off sono una gran bella cosa ma, per evitare sorprese, chi vuole salire è bene che il campionato lo vinca direttamente, perché poi una domenica storta può sempre capitare, e rischi di rovinarti un’intera stagione

Curi personalmente anche il settore giovanile oppure hai dei collaboratori appositi?
Seguo tutte le squadre e durante la settimana anche gli allenamenti, oltre alle partite la domenica mattina, mentre per la gestione ho dei collaboratori che è giusto citare: Gino Ferrara, Direttore Sportivo, Maurizio Brocca, Responsabile Tecnico dell’agonistica, e Michele Brizzo, Responsabile Tecnico della non agonistica

Il settore giovanile per noi è molto importante – aggiunge – perché l’obiettivo ovviamente è quello di provare a risparmiare dove si può, e per fare ciò l’ideale è promuovere giocatori già cresciuti nel nostro vivaio. Quest’anno sono cinque gli elementi portati in prima squadra, tutti del 2000: Caputo, Ghilardi, Zappulli, Cesano e Trevisan. Chiaramente non sarà sempre così facile avere questo numero di giocatori promossi, ma il nostro intento è questo, diamo molta importanza alla loro crescita e per questo ci avvaloriamo della collaborazione di parecchi istruttori ISEF

Come già detto – vuole chiudere Asmini – vogliamo arrivare il più in alto possibile, visti gli sforzi della società, nella speranza che la gente di Castellanza si affezioni sempre di più e partecipi maggiormente alle sorti della squadra, auspicabile anche, ribadisco, che arrivi qualche sponsor interessato alla nostra realtà