Giovanni Malerba, il “papà” della Cinque Mulini

Seconda puntata dedicata alla storia della Cinque Mulini

SAN VITTORE OLONA (MI) – Il papà della Cinque Mulini è stato Giovanni Malerba (nella foto), a cui è stato dedicato il campo sportivo dove la gara ha la sua partenza ed il suo traguardo. E’ giusto con la Storia dello Sport ricordare chi è stato pioniere di manifestazioni internazionali che danno prestigio al nostro territorio dell’Altomilanese in tutta Italia e nel mondo ancora oggi.

Scriveva l’allora Segretario della Cinque Mulini Igino Monti nel gennaio 1972, un “Ricordo di Giovanni Malerba“: “Un mese o poco più lo separava da domenica 23 gennaio, giorno in cui la Cinque Mulini avrebbe compiuto quarant’anni: una pietra miliare nella sua gloriosa storia ma più ancora il raggiungimento di un traguardo che lo avrebbe riempito di gioia: un male crudele lo ha vince sottratto immaturamente all’affetto dei suoi familiari, alla cerchia dei suoi innumerevoli amici, al mondo dello sport“.

La notizia della repentina scomparsa di Giovanni Malerba ha lasciato increduli e sbigottiti: no, nessuno voleva credere che uno fisicamente robusto come lui ma più ancora moralmente temprato dalle mille e mille battaglie condotte in nome dello sport, dovesse soccombere così repentinamente nell’ultima e più importante battaglia“.

Con Lui scompare una delle più genuine e significative figure dello sport puro, di coloro che hanno dedicato l’intera esistenza per il raggiungimento di quegli ideali tanto cari a De Coubertin e nei quali Egli credeva con una fede incrollabile. Aveva cominciato giovanissimo, a tredici anni, a far parte dell’Unione Sportiva fondata nel 1906, impegnandosi con la più completa dedizione per lo sviluppo dello sport tra i concittadini. Prediligeva in particolare ciclismo e atletica e proprio in questo settore un giorno avrebbe dovuto essere l’ideatore, il promotore e via via l’alfiere, il simbolo della Cinque Mulini che sarebbe assurta a valori mondiali quasi ad estrinsecarne le sue eccezionali doti di capacità e lungimiranza nel campo dello sport“.

Da circa un decennio, da quando cioè la Cinque Mulini cominciò ad annoverare tra i suoi partenti i più famosi assi di ogni continente, americani, australiani, inglesi, sovietici, etiopi, kenyoti e la stampa non prettamente sportiva, la radio, la televisione presero ad occuparsi di questa importante manifestazione, i meriti di Giovanni Malerba furono conosciuti in tutta Italia. Non a caso Enzo Tortora intervistandolo alla “Domenica Sportiva” in TV ebbe a definirlo il “papà”della Cinque Mulini, anzi mai definizione fu più appropriata. Egli infatti l’ha fatta nascere, l’ha allevata, l’ha forgiata, l’ha plasmata negli anni più difficili, difendendola da ogni insidia e pericolo, lottando strenuamente contro ogni ostacolo di qualunque natura.”

“Basterà ricordare a mo’ di esempio la seconda edizione del 1934 che i dirigenti sanvittoresi volevano già organizzare a carattere nazionale trovando opposizione nei dirigenti del Comitato Lombardo che asserivano non avere la dotazione dei premi in palio i requisiti idonei per tale titolo. Giovanni ed i suoi collaboratori non si persero d’animo, racimolarono il maggior numero di coppe, medaglie, targhe e si recarono in bici a Milano per mostrarle a quelli della Federazione. Ed ancora nell’edizione del 1939 allorquando la Fidal vietò agli atleti di prima e seconda serie di gareggiare in campestri. Tutte le altre società organizzatrici di cross in segno di protesta preferirono non far disputare la loro prova invitando quelli della Sanvittorese a fare altrettanto. Malerba si oppose, organizzò la Cinque Mulini per i terza serie e fu un grande successo con la partecipazione record di 99 atleti“.

Di carattere allegro, gioviale, espansivo, Giovanni Malerba subiva un’autentica metamorfosi nel giorno di svolgimento del cross. Dal mattino era indaffarato a intrattenere atleti, giornalisti, dirigenti, poi quando era il momento agonistico si faceva burbero, inflessibile con chiunque, intento a curare la pressochè perfetta organizzazione della manifestazione, quasi sospettasse che anche un fatterello marginale potesse mandare in frantumi il “suo” giocattolo. La chiama degli atleti era un rito che si ripeteva sin dal 1933, poi la trepidazione per l’andamento della gara, infine i complimenti al vincitore.”

“Da quel momento Giovanni commosso e sorridente tornava a rivestire i suoi normali panni, ma il suo pensiero correva già all’edizione dell’anno successivo, rimuginando sui modi di rendere più perfetta l’organizzazione. Così sarà stato anche al termine dell’ultima edizione, esaltato dal pensiero che la prossima avrebbe rappresentato un prestigioso traguardo: il male crudele ha deciso diversamente. Addio Giovanni: domenica 23 gennaio tutti, atleti, dirigenti, giornalisti, appassionati sentiranno l’immenso vuoto che hai lasciato ma il ricordo di Te resterà impresso in modo indelebile nella memoria e nel cuore di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di esserti amico“.

(Ringraziamo l’Ufficio Stampa della Cinque Mulini per averci concesso la foto)