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Alla scoperta del nuovo Mister dei Lilla, Vincenzo Manzo (seconda parte)

La lunga intervista a Manzo, neo tecnico dell'Ac Legnano per la prossima stagione

LEGNANO– Non vede l’ora di cominciare il suo lavoro al campo Mister Vincenzo Manzo neo tecnico del Legnano, con il quale continuiamo il nostro dialogo alla scoperta della sua personalità e delle sue idee che metterà nel gioco del Legnano.

Quale primo obiettivo si pone con la sua nuova squadra?

Quello di più in fretta possibile diventare una squadra forte, con la mentalità giusta che imponga subito un gioco importante e si diverta e faccia divertire”.

Spettacolo e risultati si possono abbinare?

Sì e io sicuramente farò il possibile sicuramente per fare un bel gioco e divertire e poi vincere sarà una conseguenza di tanti fattori: società, il gruppo che si crea, la disponibilità, tanti fattori insomma ma preferisco sempre fare uno step per volta. Sono uno che guarda avanti, non riesco ad accontentarmi: sono un passionale, non arrivo al campo il giorno d’allenamento per fare i “gamberi”, no la nostra testa deve essere sempre volta in avanti e puntare ad ottenere il meglio. Non mi garbano quelle frasi fatte, come “aspettiamo ,vediamo, piano piano…”, la nostra mentalità deve essere forte e vincente”.

Capitolo giovani, quanto è importante crederci?

Per i giovani sicuramente non sono solo io a parlare della loro importanza in Italia: ne abbiamo bravi dai nostri vivai, ma è altrettanto importante e logico avere la pazienza di aspettarli, anzi più che la pazienza di aspettarli, direi di capire che i giovani possono sbagliare ma devono stare tranquilli. Se ci pensiamo ,sbagliano tutti, non è sempre colpa dei giovani, ci sono errori che vengono fatti anche dai vecchi. C’è solo una differenza: il vecchio fa un errore con un’esperienza alla spalle, il giovane se la deve invece fare, perciò occorre stare tranquilli, non giudicare troppo. E’ facile puntare il dito ma invece credo che l’allenatore bravo è quello che insegna, spiega ciò che giudica. Se sempre tutti giudicano, chi allena e poi giudica? Occorre lavorare su concetti semplici, dare fiducia e serenità ai ragazzi che giocano”.

(continua)

Leggi la prima parte dell’intervista QUI >>