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Basket finale scudetto, Venezia vs Sassari, che finale sarà?

Gli elementi che andranno a caratterizzare la finale scudetto

VENEZIA – I numeri, l’inerzia, l’autostima e un momento di forma strepitoso associato ad una chimica di gioco molto redditizia fanno della Dinamo Sassari la logica favorita per il tricolore.

Ma non bisogna dimenticare che Venezia sta ritrovando pian piano quella continuità di gioco che ai nastri di partenza del campionato la vedeva come principale antagonista di quella Olimpia Milano definita da tutti come la naturale favorita al titolo.

I lagunari non partiranno col favore del pronostico, cosa impensabile se andiamo indietro solo di qualche mese fa, con Sassari che a metà marzo era addirittura 12° e fuori di gran lunga dai playoff.

Gli uomini di De Raffaele hanno tutte le armi per poter competere ad armi pari con i sardi che hanno trovato la giusta quadratura del cerchio proprio sotto le plance, con il dominio dei rimbalzi che poi genera altri vantaggi che la banda Pozzecco riesce a sfruttare al meglio, punendo spesso gli avversari.

Ma andiamo ad analizzare quali potrebbero essere gli elementi che sicuramente andranno a caratterizzare queste finali scudetto.

1. Post basso
2. Controllo dei rimbalzi e successiva transizione
3. Bilanciatura gioco interno e perimetrale
4. Capacità di sfruttare tutti i vantaggi tecno tattici all’interno della gara, limitando ai minimi termini quelli degli avversari

Il post basso sarà il nemico pubblico numero uno per Venezia, con Sassari che fa di questa soluzione un arma letale con i vari Cooley, Pierre e Thomas. E non solo per le caratteristiche tecniche, ma sopratutto per l’energia e l’attitudine a giocare senza palla ed ed andare a rimbalzo d’attacco con un energia e una verticalità paurosa, elementi che Venezia deve tenere bene in considerazione. Basta guardare in questo caso come Brindisi e Milano siano uscite con le ossa rotte proprio sotto le plance, con i sardi che hanno avuto il controllo totale sotto i tabelloni.

Il controllo dei rimbalzi ovviamente è vitale come abbiamo accennato prima per Sassari, ma lo sarà ancora di più per Venezia perché potrebbe innescare quelle transizioni in campo aperto con i vari Tonut, Haines, Daye e Bramos. Giocatori molto bravi a capitalizzare punti importanti nei primi secondi dell’azione, non permettendo alla difesa di piazzarsi e di conseguenza di portare aiuti o raddoppi sul perimetro.

Nel bilanciamento gioco interno e perimetrale Sassari, con due elementi sotto le plance a fare la voce grossa a rimbalzo, ha sempre un ottima bilanciatura difensiva, con gli altri tre esterni che quasi mai vanno a rimbalzo d’‘attacco, non esponendosi quasi mai al contropiede avversario. Questo anche in virtù di tiri presi sempre con grande equilibrio. Di certo non si può dire la stessa cosa di Venezia che ha il tallone d’Achille proprio in questa situazione, sopratutto quando gli uomini di De Raffaele non riescono a bilanciare gioco interno a quello esterno abusando spesso del tiro da tre, tiri forzati presi spesso non muovendo la palla ed esponendosi poi a facili transizioni e contropiede avversari.

In questo aspetto gli orogranata devono fare un salto di qualità giocando e muovendo di più la palla sul perimetro, cosa che sanno fare benissimo. Basti guardare gara 1 e 5 della serie contro Cremona per capire che il vero valore aggiunto potrebbe essere proprio questo. Fattore che porterebbe la Reyer ad avere un gioco molto più equilibrato e a sfruttare di più anche eventuali mismatch che potrebbero nascere e sfruttati da due elementi come Watt e Daye, capaci di giocare vicino e lontano dal ferro. Ma anche dalla capacità sul pick and roll di saper leggere le scelte difensive avversarie e generare quella circolazione e fluidità di gioco che poi porta a tiri aperti per i vari Tonut, Haynes e sopratutto Bramos.

Sassari è una squadra che sfrutta al massimo le caratteristiche dei suoi uomini esaltandone le capacita tecniche.E non solo sotto le plance, ma anche sugli esterni con i vari Spissu, Gentile e Polonara che hanno alzato in maniera esponenziale le loro percentuali al tiro, anche perché vanno a sfruttare il lavoro sotto i tabelloni e dei lunghi e sugli scarichi hanno sempre diverse soluzioni con tiri aperti piedi per terra o penetrazioni con vantaggio spazio-tempo che generano nelle difese avversarie rotazioni difensive che poi risultano letali. Vedremo se Venezia riuscirà limitare queste situazioni di gioco magari facendo mettere la palla a terra agli esterni bianco blu e costringerli a letture del gioco togliendo timing e ritmo ai sardi. Sull’altra metà campo saranno importanti sicuramente elementi come Watt e Daye, con quest’ultimo che potrebbe essere il vero ago della bilancia nella serie, giocatore totale capace di giocare in ogni zona del campo.

Non bisogna fare altro che aspettare gara 1 e vedere le scelte dei due coach che poi come al solito in gara 2 apporteranno i classici adeguamenti ad una serie che speriamo possa essere bellissima e spettacolare come solo la pallacanestro sa essere.

(Foto Reyer Venezia)