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Olimpia Milano, è ora di cambiare

Analizziamo i fattori di una sconfitta

MILANO – Così come nella vita anche nello sport è facile trovare subito un capo espiatorio per qualsiasi cosa succeda all’interno di un organizzazione di squadra.  Infatti la parola “squadra” dovrebbe significare un gruppo di persone che lavorano in sinergia tra loro accollandosi ognuno le proprie responsabilità in base al ruolo che ognuno ricopre.

Adesso col sennò di poi siamo tutti bravi a sparare a zero su Simone Pianigiani (che indubbiamente ha delle responsabilità…) dimenticando che l’allenatore è quasi sempre la punta di un iceberg dove alla base ci possono essere tante dinamiche che noi non sapremo mai…

E dopo la disfatta contro Sassari è giusto che ognuno paghi per le proprie scelte, allenatore compreso, ma forse in società è venuto il momento che qualcuno si faccia un esame di coscienza. E lo stesso lo faccia anche l’ambiente, che non ha mai sostenuto un coach che per via dei suoi trascorsi senesi non è mai “andato giù” al pubblico del Forum.

Sono questi tre elementi (coach, società, pubblico) in stretta correlazione tra loro i motivi di una disfatta da circa 24 milioni di euro. Ossia il budget speso quest’anno per allestire una squadra capace soprattutto di essere competitiva in Eurolega.

Vediamoli nel dettaglio.

COACH: sicuramente Milano fino a febbraio, prima che perdesse per vari motivi Gudaitis e Bertans era tutta un altra squadra… Costruita per allargare molto il campo con 4 giocatori dietro l’arco a punire tutte le rotazioni e gli aiuti difensivi e un centro come il lituano in grado di generare punti rimbalzi e attirare su di sé raddoppi che aprivano falle importanti nelle difese avversarie, con la perdita di questi due elementi si è avuta una pesante involuzione tecnica.

Neanche l’aggiunta di Nunnally è servita a colmare un gap con l’americano che ha caratteristiche e ruoli del tutto differenti rispetto ai due già citati precedentemente.

Ma ci sono anche delle responsabilità sulla gestione degli italiani come Fontecchio, Burns e Della Valle che non si sono mai sentiti importanti in questa squadra e mai coinvolti nel progetto tecnico, spesso relegati in panchina a marcire…

È proprio nel momento del bisogno, con James e Nedovic a mezzo servizio nei playoff, questi elementi da supporting cast sono mancati come il pane ad un Pianigiani che si era ridotto con una rotazione praticamente a solo 8 uomini.

SOCIETÀ: quando si fanno determinate scelte, specialmente sugli italiani, è perché si spera che possano giocare da protagonisti… Adesso speriamo solo che si dia la possibilità di far esprimere a questi ragazzi le proprie potenzialità e di non fare scelte errate come nel passato. Tipo con Melli che gioca da protagonista in Europa o Hackett che addirittura quest’anno ha vinto il titolo continentale con il Cska, giocatori che Milano ha ceduto troppo velocemente.

PUBBLICO: mi dispiace rimarcarlo ma fasciarsi la testa prima di rompersela non è il massimo… E anche quando le cose andavano bene, spesso il nome di Simone Pianigiani al Forum era oggetto di fischi ingenerosi.

Se poi pensiamo che su quella panchina sono passati gente del calibro di Repesa e Scariolo, ti fa pensare che l’allenatore è l’ultimo dei problemi… Ma forse qualche tifoso questo non l’ha ancora capito.

Adesso vedremo la rivoluzione visto che già si fanno nomi altisonanti come Blatt e Gherardini. Chi vivrà vedrà…