Quantcast

Un genitore ci scrive: “Deluso da questa società di calcio”

Ci scrive il genitore di un bambino che milita in una società di zona e che presto cambierà squadra

Più informazioni su

LEGNANO –  Riceviamo una lettera che vogliamo pubblicare. A voi le conclusioni….

 

Gentile Redazione,

Non farò il nome della società calcistica di cui vi voglio parlare in seguito, ma solo per non creare problemi di natura legale, dopo quelli che questa società ha già creato a livello emotivo a mio figlio.

Sono arrivato in questa società alcuni anni fa, portando mio figlio che aveva 6 anni. Allenatore premuroso, bimbi contenti, un gioco. Non si doveva spingere, non si doveva tirare la maglia, non si doveva entrare in scivolata. Massimo rispetto per tutti. Così per i tre anni successivi. Poche vittorie a dir la verità, visto che le altre squadre erano molto più agguerrite di noi, ma ambiente estremamente sereno.

Poi la svolta: dell’annata di mio figlio in questa società arriva una squadra intera che si era spostata (allenatore compreso) da un’altra realtà di zona. Bambini super preparati il cui unico scopo era vincere. Quella è diventata la prima squadra. Mio figlio giocava nella seconda.

Una competizione mal vista da tanti genitori, che hanno iniziato a spingere per poter vincere e competere con questa prima squadra, creata da un percorso sportivo ben diverso (magliette tirate, spintoni, scivolate, agonismo) e che era stata promossa sul campo dalla società solo perchè vincente.

Poi l’idea l’anno successivo: unire le due squadre, scegliendo i bambini migliori. Gli altri? Nella seconda e terza squadra. Arriva un allenatore diverso. Cambia totalmente la filosofia. Bisogna vincere. Punto. Addiruttura si arriva a fare le convocazioni per il campionato e per i tornei. Su 15 bambini almeno tre tutte le volte non vengono convocati.

Adesso la notizia dopo un anno di tornei: mio figlio, che era stato promosso in prima squadra, non va più bene. Se vuole restare in questa società giocherà nella squadra B e con lui altri suoi tre compagni.

Via adesso a provini vari per altri giocatori soldatini da far entrare in squadra a posto di quelli scartati.

La domanda che mi pongo è: che senso ha avuto sposare una filosofia nei primi anni che prevedeva empatia, gioco, rispetto e poi buttare via tutto per tre trofei e quattro medaglie? Mio figlio andrà via da questa società e spero che lo facciano tanti altri perché trattare così i bambini non ha alcun senso.

PS voglio sottolineare non si tratta di una grossa città ma di una piccola realtà di zona senza alcuna storia per la prima squadra, rimasta per anni ed anni a giocare fra la seconda e la terza categoria, ovvero penultimo ed ultimo gradino del calcio in Italia senza risultati apprezzabili.

Più informazioni su