Focus tecnico: Uomo o zona?

Con Mister Giuseppe Fiorito parliamo di marcature

LEGNANO – Ricordate quando, al Mondiale del 1982, Gentile strappò la maglia a Zico nel famoso Italia-Brasile?

Un emblema della marcatura a uomo vecchio stampo, ma negli ultimi decenni le cose sono cambiate dal professionismo anche al mondo dei dilettanti… e ne discutiamo con Mister Giuseppe Fiorito.

Marcare a uomo o a zona, quale sistema è migliore?

Non c’è un sistema che garantisce una totale assenza di benefici e vantaggi o tutti svantaggi. Ci sono i pro e i contro in entrambi i sistemi, anni fa la maggior parte della squadre giocava a uomo e compresi i dilettanti. Poi pian piano siamo passati alla zona, specie in Italia, chi ha esasperato questo concetto è stato Sacchi ma anche altri già prima di lui l’avevano profetizzata…

Il calcio però si evolve sempre?

Ultimamente si sta applicando un altro concetto, marcare a uomo nella propria zona, prima si era po’ smarrita questa identità, prima la zona voleva dire non marcare l’avversario, si poteva così confondere il marcamento a zona con il coprire solo lo spazio, senza preoccuparsi dell’uomo che si trovava nella zona in cui il difensore era destinato a presidiare e coprire. Ma anche nel marcamento a zona ci deve essere la marcatura dell’uomo, questo contatto diretto c’è meno spesso,si privilegia più la marcatura dello spazio che dell’uomo. Questo avviene anche sul cross avversario, molti marcano la zona del centro dell’area di rigore, senza preoccuparsi dell’uomo fuori dal relativo spazio, lasciato così libero e che ha una possibilità di ricevere e di concludere con più tempo, più facilità. Nel calcio della Serie A un esempio di questo atteggiamento è nella filosofia di Mister Sarri“.

Insomma la divisione di un tempo ha ancora un senso?

E’ un discorso un po’ complesso: la marcatura a uomo che oggi praticano pochi ad esempio Gasperini e Conte, Mazzarri, ha una sua identità con più la marcatura dell’uomo che dello spazio. Si è fatto largo un nuovo concetto, quello di marcare più da vicino l’avversario pur giocando a zona,ci si preoccupa nella propria zona di competenza, di concedergli meno spazio quando riceve palla. Non è più la marcatura a uomo che si identificava con il concetto di seguire l’avversario in qualsiasi zona del campo e non coprire la profondità“.

Quale il metodo preferibile?

Penso che invece la marcatura dei difensori deve essere quella che non deve consentire all’ avvesario che riceve la palla di potersi girare o ricevere senza essere contrastato, per me la marcatura se uno pratica la zona, privilegia la marcatura dello spazio che deve però essere orientata anche a marcare nella propria la zona l’uomo quando questi riceve sfera. Bisogna fare in modo che sia contrastato nel modo giusto, non riceva la palla libero di poter calciare o imbucare la palla al compagno. Nel calcio ormai la qualità degli attaccanti specie a livello professionistico ma anche nei dilettanti è diventata talmente alta che pensare di poter gestire solo la spazio e lasciar prendere palla agli attaccanti o a chi ha la palla, se poi ha il tempo della giocata o di concludere o puntare, si rischia di andare in sofferenza. Per evitare questo bisogna raggiungere un compromesso ed è la marcatura mista: in base alla posizione della palla, alla vicinanza o meno alla porta e all’avversario, ci sono tante variabili da considerare, che ti portano ad essere più vicino o lontano. La qualità degli attaccanti oggi personalmente mi fa preferire una vicinanza più dell’uomo sull’attaccante che ancora non è entrato in possesso della palla“.

Che cosa sono invece le marcature preventive?

Facciamo il caso che io abbia la palla e mi trovi in zona offensiva e gli attaccanti avversari sono in attesa che la loro squadra recuperi palla e giochi questa a loro. Se io sono il difensore di questa squadra e un mio attaccante ha la palla vado a marcare quell’avversario che può ricevere la palla, può puntarmi e mettermi in difficoltà: significa andare a marcare l’avversario che in quel momento non è in possesso di palla, ma può riceverla e mettermi in difficoltà, conducendo la palla mentre se io risulto posizionato male perchè sono fase offensiva, posso correre dei rischi“.

Che cosa sarebbe l’ottimo?

Tornare a giocare in anticipo: il difensore ideale è quello che fa non girare l’avversario quando è in possesso di palla o che sta ricevendo, il fuoriclasse è chi anticipa questo movimento, legge la situazione in anticipo e va in quella posizione dove non fa ricevere palla all’avversario. Questi dettagli fanno la differenza in area e in prossimità di essa“.

Come siamo messi con la tradizione italiana nel difendere?

La scuola italiana avuto una carenza di difensori, il concetto di marcare a zona, da tutti identificato anche nei settori giovanile con il coprire lo spazio vicino all’area, invece che andare a marcare l’avversario quando è già in possesso della palla, ha fatto sì che si finisse quasi sempre in balia dell’attaccante, che gli si fa ricevere palla e poi si esci. Identificando la marcatura a zona solo con le coperture della zona senza andare a marcare l’avversario, ha fatto trascurare che una volta si andava a prendere più l’avversario anche nelle scuole calcio, con lo svolgimento di quegli allenamenti più indicati nell’uno contro uno, per arrivare a un contatto diretto con l’ avversario sia in fase di possesso sia in fase di non possesso. Se invece sei più vicino anche qui e rendi più complicata la ricezione della palla, è tutt’altra cosa poi e in questa è la differenza. Un difensore più vicino e aggressivo non consente di ricevere palla facilmente“.

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