Legnano, consegnate le Benemerenze Civiche 2019 foto

La cerimonia nella Sala degli Stemmi di Palazzo Malinverni nel giorno del Santo Patrono

LEGNANO – Consegnate come da tradizione nella giornata dedicata a San Magno, Santo Patrono di Legnano, le benemerenze civiche 2019.

Nella suggestiva cornice della Sala Stemmi di Palazzo Malinverni il Commissario Prefettizio, Cristina Cirelli, ed il Segretario Generale del Comune, Enzo Marino hanno insignito della benemerenza l’Istituto Antonio Bernocchi, rappresentato dalla dirigente Annalisa Wagner, Giuseppina Marcora, rappresentata dal figlio Marco Kobau data l’impossibilitata a partecipare alla cerimonia ed a Luigi Lugiato, anche in questo caso rappresentato da figlio, Paolo, a causa di impegni all’estero.

Queste le motivazioni dell’ambito riconoscimento:

Istituto Antonio Bernocchi

Fondato per volontà del legnanese Antonio Bernocchi, iniziò ad operare ufficialmente con decreto del Prefetto di Milano il 18 novembre 1919.

Nelle intenzioni del fondatore, che ne fu anche sostenitore e benefattore, l’Istituto doveva sopperire alla mancanza di istruzione tecnica professionale, fornendo ai giovani conoscenze e abilità che li rendessero competitivi nel panorama di un’industria allora in rapida crescita e trasformazione.

Fin da subito ebbe sezioni dedicate al settore meccanico, successivamente alla tessitura e, per venire incontro alle esigenze dei ragazzi, molti dei quali già inseriti nel mondo del lavoro, fu articolato in corsi diurni, pomeridiani e serali.

Negli anni la struttura che ospitava la scuola subì progressivi ampliamenti, funzionali ad aumentare l’offerta formativa, con le sezioni per elettricisti e meccanici e per l’artigianato femminile.

Negli anni Cinquanta, da scuola di Avviamento assunse la denominazione di Istituto Professionale Statale dell’Industria e dell’Artigianato. Nello stesso periodo gli si affiancò l’Istituto Tecnico. Oggi sono entrambi conglobati sotto il nome di Istituto Statale di Istruzione Secondaria.

Nell’arco dei suoi 100 anni, il Bernocchi è stato un punto di riferimento del tessuto sociale cittadino: intere generazioni di studenti si sono formate nelle sue aule, preparandosi ad affrontare con successo le sfide del mondo del lavoro e della vita.

Sempre aperto al territorio circostante e in continuo dialogo con le realtà locali, ha saputo rinnovarsi e adeguarsi alle trasformazioni della società e del lavoro, restando un’eccellenza a livello locale.

Giuseppina Marcora

Nata a Inveruno nel 1920, come molti ragazzi della sua generazione, cominciò prestissimo a lavorare in un’azienda del capoluogo lombardo. Con l’ascesa del regime fascista sentì il dovere e la necessità di reagire attivamente, sulla scorta dei valori di libertà e democrazia che la sua famiglia le aveva trasmesso.

Suo fratello Giovanni, che fu per lei esempio e punto di riferimento, aderì subito alla Resistenza, scegliendo la montagna. Attraverso di lui Giuseppina entrò in contatto diretto con molti partigiani per i quali divenne un sostegno importante, svolgendo l’indispensabile ruolo di collegamento con quanti avevano optato per la via dei monti, in stretto contatto soprattutto con il Raggruppamento Alfredo Di Dio.

Non esitò, nonostante la giovane età, a mettere in pericolo ripetutamente la sua vita per portare informazioni, giornali, dispacci, armi e viveri. Numerosi sono gli episodi in cui fu fermata e riuscì solo per poco a evitare la cattura.

Ha ricevuto la qualifica di “partigiano combattente” da parte dell’Esercito Italiano, la medaglia d’argento della Federazione Italiana Volontari della Libertà, il certificato di patriota del Comando Supremo Alleato, il riconoscimento da parte del S.I.M.N.I. – Servizio Informazioni Militari Nord Italia, il certificato di apprezzamento per il suo contributo alla lotta per la Liberazione d’Italia da parte dell’Esercito americano.

Come altre donne legnanesi, ebbe nella lotta di Liberazione un ruolo fondamentale, che gli storici stanno valorizzando negli ultimi anni.

Spesso, portando la sua testimonianza, ha ripetuto ai giovani: «Ci siamo impegnati e abbiamo rischiato molto perché l’Italia fosse un Paese libero. Le giovani generazioni ricordino!»

Luigi Lugiato

Dopo aver conseguito la laurea in fisica all’Università degli Studi di Milano nel 1968, si è trasferito a Legnano, dove tuttora risiede con la famiglia.

Ha iniziato subito la sua attività di ricercatore all’Istituto Nazionale di Fisica nucleare di Milano, per approdare alla carriera universitaria che lo ha portato ad insegnare in diverse università (Milano, Torino, Como e Varese, dove è attualmente Professore Emerito).

Ha svolto attività di ricerca nel campo dell’Ottica non lineare e Quantistica, campi nei quali ha dato un contributo significativo allo studio della bistabilità ottica, soprattutto nei suoi aspetti dinamici e quantistici, prevedendo il fenomeno del rallentamento critico e quello della bimodalità transiente, oltre che allo studio degli stati non-classici del campo di radiazione e del cosiddetto squeezing.

Si è dedicato allo studio della formazione di strutture spaziali ottiche e solitoni di cavità, elaborando il modello che ha preso il nome di Lugiato-Lefever, fornendo il prototipo per la formazione di strutture spaziali ottiche.

Ha ottenuto importanti riconoscimenti a livello internazionale. Tra questi, la medaglia d’oro Albert A. Michelson del Franklin Institute di Filadelfia, il Quantum Electronics Prize della Società Europea di Fisica, il Max Born Award della Optical Society of America, il premio Fermi della Società Italiana di Fisica.