Da San Siro ad Auschwitz: l’Olocausto dell’allenatore Árpád Weisz foto

Martedì 28 e giovedì 30 gennaio in occasione della Giornata della Memoria due incontri milanesi che portano la testimonianza dell’ex allenatore dell’Inter con L’Allenatore ad Auschwitz di Giovanni Cerutti edito da Interlinea

MILANO – Un racconto che getta nuova luce sull’allenatore dell’Inter Weisz deportato ad Auschwitz rivela aspetti in ombra della Shoah nel segno dello sport quello del libro di Giovanni Cerutti L’allenatore ad Auschwitz. Árpád Weisz: dai campi di calcio italiani al lager pubblicato da Interlinea in occasione della Giornata della Memoria 2020 e donato dalla Lega Serie A agli allenatori di A per l’anniversario dei 90 del girone unico.

Milano è città protagonista tra le presentazioni in programma con ben due appuntamenti: martedì 28 gennaio alle ore 17,30 la libreria San Paolo ospiterà l’autore che presenterà il suo libro-testimonianza insieme ai giornalisti Giuseppe Lupo e Oreste Pivetta. Giovedì 30 gennaio alle 12,30 Giovanni Cerutti terrà una lezione aperta all’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze Politiche, con introduzione di Luciano Fasano e Nicola Pasini, docenti dell’Università degli Studi.

 

L’ungherese Árpád Weisz, tra i più grandi allenatori degli anni trenta, colui che introdusse per primo gli schemi nel campionato italiano, fu commissario tecnico dell’Inter (dove scoprì Giuseppe Meazza) ma anche del Novara e del Bologna, fino all’espulsione dall’Italia, in seguito alle leggi razziali, e alla tragica fine nel lager di Auschwitz. La sua vicenda ha tratti non comuni che meritano di essere approfonditi. Queste pagine illuminano il periodo italiano ricostruendo con precisione il ruolo che ebbe Weisz nello sviluppo del “sistema”, che in quegli anni stava mutando definitivamente la fisionomia del calcio sullo sfondo dell’affermazione del professionismo. Una testimonianza e una riflessione sull’eredità della shoah e sull’importanza della memoria, che coinvolge nel dramma anche lo sport.

 

Dall’introduzione del libro: «Nell’Europa dell’occupazione tedesca venivano violentemente ridefiniti i criteri di appartenenza alle compagini statali, imponendo con la forza le categorie forgiate dalle leggi di Norimberga del 1935. Non più olandesi, ungheresi, italiani, francesi, polacchi, ma ebrei. Tranne rarissime eccezioni, tutte le società europee vennero lacerate dalla sfida posta dall’intolleranza e dal fanatismo dei nuovi dominatori, perdendo la capacità di mantenere fede alle proprie migliori tradizioni e finendo per adeguarsi rapidamente alla nuova realtà. O forse continuiamo soltanto a illuderci che tolleranza e pluralismo fondino la capacità di costruire la convivenza civile nel nostro continente? Che rappresentino le migliori tradizioni della nostra Europa? In virtù delle quali Árpád Weisz era semplicemente un cittadino ungherese ben inserito nel Paese che aveva scelto per lavorare, discendente di una tradizione religiosa e culturale secolare cui forse guardava con progressivo disincanto, dotato di grande talento per allenare e impegnato a contribuire a fondare le basi teoriche dello sport che tanto lo affascinava?È un fatto, un doloroso fatto, che oggi non si possa ricordare Weisz così come avrebbe meritato. Non possiamo restituirgli semplicemente i suoi meriti sportivi, ricostruire la sua carriera e studiare le sue innovazioni. Siamo costretti a ricordare che fu espulso, deportato e assassinato insieme a sua moglie Ilona e ai suoi bambini Roberto e Clara. Che queste morti sono state possibili nell’Europa del XX secolo, in società moderne e sviluppate. Soprattutto questo. Nella consapevolezza inaccettabile che i morti sono morti per sempre».

 

Giovanni A. Cerutti, storico e saggista,è direttore della Fondazione Marazza di Borgomanero e direttore scientifico dell’Istituto Storico della Resistenza di Novara. Per Interlinea ha curato De Andrè il corsaro, di Michele Serra, Fernanda Pivano e Cesare Romana, Bob Dylan. Play a song for meQuel Natale nella steppaCantautori a Natale e Ma la fortuna dei poveri dura poco. È cultore della materia in scienze politiche all’Università degli studi di Milano.