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Gli studenti prendono d’assalto i parchi pubblici

La contraddizione di chiudere i centri sportivi e lasciare centinaia di persone a giocare nei parchi pubblici

PARABIAGO –  Niente sport nei rispettivi club ed associazioni per paura del contagio. Ma poi i parchi dell’altomilanese sono stati letteralmente presi d’assalto.

Una contraddizione da non sottovalutare: da una parte scuole, centri sportivi, campi di calcio, piscine e palestre chiuse. Dall’altra centinaia di persone che si ritrovano nel parchetto sotto casa per fare sport e stare insieme.

Sono circa 3,7 milioni di bambini, bambine e adolescenti oggi hanno sospeso l’attività scolastica in seguito alle misure di prevenzione contro il Coronavirus assunte in diverse regioni italiane. Si tratta di più del 40% del totale degli alunni iscritti alle scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di 1° e 2° grado, sia pubbliche che paritarie, pari a quasi 8,5 milioni di studenti, spiega Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

Con l’auspicio che la sospensione delle attività educative non debba protrarsi a lungo, riteniamo in ogni caso importante che ci si attrezzi per mettere in campo modalità educative, anche a distanza, tali da non interrompere il percorso scolastico e di apprendimento. Vanno in questa direzione anche le ultime dichiarazioni della Ministra dell’Istruzione – ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children – Allo stesso tempo, è indispensabile che ai bambini e alle bambine, sia a quelli che vivono nelle zone direttamente interessante dai provvedimenti che sull’intero territorio nazionale, sia assicurata una corretta informazione su ciò che sta accadendo, adatta alle diverse fasce di età. In particolare è importante, in questa fase, rispondere alle ansie e alle paure che tanti bambini stanno oggi vivendo di fronte alle continue notizie e allo sconvolgimento della vita quotidiana, promuovere comportamenti di prevenzione sempre opportuni e impedire il sorgere di ogni forma di discriminazione e di xenofobia”.

“Il fatto che – fortunatamente – il virus ad oggi sembra non colpire in particolare i bambini, non significa che questi non siano coinvolti nella situazione generale che li circonda. Consideriamo dunque necessario che ad ogni livello – a partire dal Ministero dell’Istruzione sino alle istituzioni regionali e locali – vengano attuate misure di protezione che considerino sempre con la massima attenzione i minori”, ha concluso Raffaela Milano.