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Psicologia e informazione ai tempi del Covid-19

La psicologa Maria Rita Scarcella parla della jungla informativa ai tempi del coronavirus

BUSTO ARSIZIO –  In questo periodo di pandemia, stiamo assistendo ad uno strano fenomeno, per il quale l’informazione proveniente da canali diversi è talvolta profondamente discordante.
E’ importante interrogarsi allora su quali siano gli strumenti che il cittadino comune ha a disposizione per orientarsi in questa jungla e, prima ancora, come mai i mass-media non riescano a fare la giusta chiarezza.

“Come mai le informazioni non sono certe e univoche?”
Sicuramente non per un problema di conoscenza, bensì per una questione legata al controllo dell’informazione e delle masse.
Da un punto di vista psicologico, il fenomeno è già stato ampiamente osservato e descritto in letteratura, e prende il nome di “dissonanza cognitiva”.

L’autore che se ne occupò per primo fu Leon Festinger, il quale – a partire dalla metà del secolo scorso – aveva osservato come molto spesso gli uomini, posti di fronte ad un fatto o circostanza e chiamati a darne una spiegazione, preferiscono abbracciare una teoria indubbiamente errata o falsa, anziché accettare la spiegazione più semplice e più evidente e si chiese il motivo di questo strano comportamento.

Egli comprese che quando siamo posti di fronte a due idee opposte e incompatibili o quando le nostre credenze non corrispondono a quello che facciamo, viviamo una situazione di profonda tensione o disagio, la quale crea una disarmonia tra ciò che “sentiamo” come vero e ciò che “pensiamo” essere vero, determinando una frattura tra emozione e ragione, la quale prende il nome di “dissonanza cognitiva”.

Al fine di ridurre il dolore provocato da questa situazione, eliminiamo o evitiamo la circostanza scomoda e con essa tutte quelle informazioni che possono alimentarla, oppure creiamo una realtà nuova. In poche parole, tentiamo di convincerci che la vita non è assurda e che c’è una spiegazione ragionevole per ogni cosa che accade.

Oggi più che mai, il cittadino comune è alle prese con una situazione simile a quella descritta da Festinger. Infatti, da una parte assiste inerme a provvedimenti del Governo che optano per la chiusura quasi totale delle attività, la reclusione in casa (pena il rischio di pesanti sanzioni che macchiano la fedina penale), l’obbligo di autocertificazione, le misure di distanziamento sociale e gli strumenti di protezione; dall’altra sente parlare di un virus che nell’80 per cento dei casi non è pericoloso, generando sintomi lievi o irrilevanti e potendo essere così assimilato ad una comune influenza.

Nel frattempo in televisione scorrono le immagini di medici e infermieri bardati di tutto punto, con mascherine e guanti che, dopo turni estenuanti, segnano il volto e bruciano la pelle; file di bare senza nome e senza pianti che vengono portate nei forni crematoi; testimonianze shock di pazienti sopravvissuti alla rianimazione; appelli di vari personaggi, da politici, ad esperti, a gente famosa, che invitano a stare a casa e ripetono che “andrà tutto bene”.

Cresce l’ansia che si trasforma in vera e propria angoscia, la quale a sua volta si propaga velocemente tra le persone, e cresce anche un senso di intensa confusione, di forte disagio, che alimenta la dissonanza: vorremmo credere che va tutto bene, ma alla fine risolviamo la tensione decidendo di abbracciare l’ipotesi più catastrofica, quella che ci dice che la situazione è grave, molto grave, che stiamo correndo un grande pericolo e che alla fine di tutto, se sopravvivremo, saremo stati dei miracolati.

Infatti, questa ipotesi armonizza meglio il tutto: non cura la nostra angoscia, ma dà un maggiore senso a ciò che sta accadendo. L’importanza dei provvedimenti e delle misure adottate è giustificata se e solo se la Morte sta davvero minacciando di piombare sulle nostre vite e portarci via tutto quello che abbiamo; altrimenti sarebbero solo reazioni esagerate ed isteriche, non di un singolo, ma di un’intera classe politica e noi saremmo vittime di un sistema impazzito, in un teatrino dell’assurdo.

Meglio pensare che stiamo per morire.
Naturalmente, i meccanismi attraverso cui opera la dissonanza cognitiva, sono sostenuti e favoriti da un altro fenomeno sociale che prende il nome di “condizionamento sociale o di massa”, anch’esso già tristemente noto e ampiamente studiato, per via soprattutto delle vicende legate agli anni del primo dopoguerra, che videro l’ascesa al potere in alcuni stati dei regimi totalitari.

Erano i tempi in cui Freud e le sue teorie sull’inconscio avevano impressionato gli animi di tutti gli uomini di scienza e di cultura. Fu un certo Bernays, nipote di Freud, partendo da tali teorie, a mettere a punto un metodo scientifico di condizionamento sociale delle masse, che lui stesso definì “Ingegneria del Consenso”, ottenendo così l’appellativo di “Padre della persuasione”.

Bernays sosteneva che la massa è “un gregge che ha bisogno di venire guidato” e che la democrazia altro non sia che l’unica forma di potere possibile, “il potere di una minoranza intelligente che sa come guidare e controllare le masse”.
E ancora: “La manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini organizzate dalle masse costituisce un importante elemento di una società democratica. Coloro i quali manipolano questo impercettibile meccanismo sociale, formano un Governo invisibile, che costituisce il vero potere esecutivo del Paese.”
Possiamo, pertanto, avanzare il dubbio legittimo che i mass media governativi, alimentando l’ipotesi catastrofista, stiano influenzando in maniera determinante l’opinione pubblica, che a loro si affida e che di loro si fida, in quanto fonti autorevoli ed importanti dell’informazione, partecipando così all’azione di condizionamento sociale, senza lasciare spazio a idee diverse e facendo del dovere all’informazione un atto propagandistico.
Come ci si può difendere da tutto ciò?
Prima di tutto mantenendo sempre attivo il nostro senso critico, vale a dire la capacità di mettere in discussione ciò che ci viene dato per certo e sottoporlo a continue verifiche.
In secondo luogo, continuando ad informarci e a scegliere le notizie secondo un criterio di varietà, sia delle fonti, sia dei canali, sia dei contenuti: soltanto dopo aver letto e compreso ciò che ci viene detto da più parti, potremo decidere “noi”, e non il sistema, che cosa ritenere giusto e che cosa errato.
Infine, essere consapevoli che esistono fenomeni come quelli della “dissonanza cognitiva” e del “condizionamento sociale e delle masse” ci aiuterà a metterci al riparo dalla possibilità di esserne contagiati e accrescerà la nostra capacità di analisi critica, riportandoci così al primo di questi punti.
E come diceva Stefano Nasetti: “La libertà deriva dalla consapevolezza, la consapevolezza deriva dalla conoscenza, la conoscenza deriva dall’informazione, dallo studio e dalla lettura senza pregiudizi.”

Dott.ssa Maria Rita Scarcella
Psicologa Analista Junghiana
Fondatrice e Responsabile del Centro L’Equilibrio, a Busto Arsizio.