Una petizione per il futuro dello sport

La propone l'ASI, Associazioni Sportive e Sociali Italiane

ROMA – Una petizione per “chiedere al Governo, al Ministero per le Politiche Giovanili e dello Sport, al CONI ed a Sport e Salute SPA maggiori attenzioni e risposte rapide e più incisive, non palliativi come quelli messi in campo fino ad oggi, per tutelare e sostenere il mondo dell’associazionismo sportivo, con interventi mirati a consentire, una volta passata l’emergenza Covid-19, la riapertura di tutti gli impianti sportivi che, invece, in mancanza di sostegno, rischieranno di chiudere!

A promuoverla, attraverso la piattaforma charge.org, è l’ASIASI Associazioni Sportive e Sociali Italiane (già Alleanza Sportiva Italiana), uno dei più importanti e rappresentativi Enti di Promozione Sportiva che, sin dalla sua costituzione, nel 1994, è riconosciuto dal CONI. Oltre alla sede nazionale, ASI conta 130 sedi territoriali, 70 Settori tecnici-sportivi e più di 5.000 operatori e collaboratori presenti su tutto il territorio nazionale, riunendo un grandissimo numero di associazioni sportive dilettantistiche, società sportive e circoli culturali.

A spiegare le motivazioni ed i dettagli della petizione è la stessa ASI attraverso un comunicato: “Via della Ferratella in Laterano dove c’è l’Ufficio per lo Sport. O piuttosto Palazzo Chigi. Niente da fare. Oggi non si può scendere in piazza per rivendicare i propri diritti e tutti sanno quanto lo sport ne avrebbe bisogno. Non certo quello di vertice che, tanto a livello mediatico che politico, è sotto osservazione stretta. Provvedimenti e dibattiti confusi, anche in quel caso. Ma almeno se ne parla – l’esempio del Calcio di Serie A e dei grandi eventi rappresenta la punta di una piramide senza, però, la piramide sotto – ed è sui tavoli più importanti.

Lo stesso non è per lo sport cosiddetto di base. “Base” sui cui poggia l’educazione dei nostri giovani, la cultura del superamento dei propri limiti, della vittoria e, parimenti, della sconfitta da vivere con pari dignità. A presidio della salute e del benessere. Un movimento che, peraltro, muove l’1,6% del Pil, 3,8 considerando l’indotto. Tutto ciò è garantito, grazie al quotidiano lavoro, da associazioni e società sportive che svolgono attività nei propri centri sportivi, siano essi di proprietà, in affitto o in concessione da Enti Pubblici.”

“E allora? Perché questo silenzio che sta diventando ormai assordante? Il Decreto “Cura Italia” ne è un triste esempio come ha ben sottolineato il nostro Presidente Claudio Barbaro: “Su 25 miliardi complessivi, allo sport arriveranno le briciole. Un comparto che coinvolge venti milioni di italiani e centinaia di migliaia di lavoratori, è stato mortificato con 2 soli articoli ed appena 50 milioni di investimenti pari allo 0.2% di tutta la cifra globale investita. E tutto ciò nonostante la presenza di un ministro. Delle due, l’una: o non è stato bravo il Ministro o non è stato proprio considerato. Non voglio neanche pensare come misura legata all’emergenza il differimento dei canoni e quindi il mantenimento dei costi a carico dei concessionari. Una misura priva di oneri economici per lo Stato che sa tanto di presa in giro. Rimangono i 50 ml di euro per gli operatori. Insufficienti e dalle procedure incerte”?”

“In piena emergenza Covid-19 che ha, giustamente, imposto la sospensione forzata di tutte queste attività, nessuno al Governo si sta ricordando dello sport per tutti. E, a pagare il prezzo probabilmente più alto, saranno le centomila strutture che faticheranno a rialzare le serrande e a sostenere i costi anche di quel milione di persone che lavorano all’interno del comparto.”

“Chiediamo al Governo, al Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, al CONI ed a Sport e Salute Spa maggiori attenzioni e risposte rapide e più incisive: non palliativi come quelli messi in campo fino ad oggi, per tutelare e sostenere il mondo dell’associazionismo sportivo, con interventi mirati a consentire, una volta passata l’emergenza Covid-19, la riapertura di tutti gli impianti sportivi che, invece, in mancanza di sostegno, rischieranno di chiudere.”

“Potreste immaginare una partita di basket senza canestri? Una di tennis o pallavolo senza rete? Una gara di nuoto senza corsie? E privare la cittadinanza dell’attività sportiva? Tutto questo a breve potrebbe essere realtà!”

“Scendiamo in piazza, come si può fare oggi: firmiamo la petizione, facciamola firmare, condividiamola sui nostri social e parliamone a chiunque abbia a cuore lo sport. Questo è un movimento che deve crescere perché più sarà forte la nostra voce più avremo possibilità di svegliare un Governo che sta dimostrando di dormire sui nostri problemi ma di essere affannosamente affaccendato in altre faccende, come si suol dire. E con il Governo, così anche i Media che scrivono di settori in crisi: Calcio di vertice, Turismo, Ristorazione e tanti altri, spesso dimentichi proprio dello sport di base. Ora tocca a noi.”, comclude il comunicato.

Il link per firmare la petizione è http://chng.it/sHWGXPdttL