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Bando Impresa Sicura: chiarezza sui rimborsi spese per i DPI

Un altro scoglio per commercianti e piccole imprese?

LEGNANO – È attivo da qualche giorno il Bando Impresa Sicura, “rivolto alle aziende che vogliono chiedere un rimborso per le spese sostenute per l’acquisto di DPI“, leggiamo sul sito ufficiale. Un’ottima cosa, si pensa a prima vista, dato che nelle ultime settimane, imprese più o meno grandi e commercianti si sono dovuti dotare di numerosi sistemi di protezione per permettersi la riapertura della propria attività.

Tutti costi sostenuti fin qui dalle imprese e un rimborso farebbe veramente comodo, considerato che non si tratta di spese effettuate per libera scelta, ma dettate da una situazione ben più grande e spesso imposte per legge. Negli ultimi tempi però ci siamo abituati a spulciare fra i vari cavilli ed ecco anche qui spuntare qualche incertezza a minare le basi di questo bando.

Per esempio leggiamo che vengono rimborsate le spese per mascherine, guanti, protezioni oculari, indumenti protettivi (tute/camici), calzari e sovrascarpe, cuffie/copricapi, dispositivi per la rilevazione della temperatura corporea, detergenti e soluzioni disinfettanti/antisettici.

E i pannelli divisori in policarbonato? La sanificazione degli impianti di aria condizionata? Sono spese che in molti hanno sostenuto, per garantire una maggior protezione a se stessi e ai propri clienti, ma non vengono menzionate nel bando, nonostante abbiano anche costi importanti (un pannello in policarbonato 110×80 si trova a circa 100 €): perché questi non rientrano nell’elenco dei prodotti rimborsabili?

Ma non finisce qui, perché si legge anche che l’importo massimo rimborsabile è 500 € per ciascun addetto dell’impresa, ma che anche l’importo minimo rimborsabile non deve essere inferiore a 500 €.

Questo è un grande paradosso, perché la spesa va di pari passo alla grandezza dell’impresa/negozio, al numero di dipendenti e via dicendo. È facile pensare che un piccolo parrucchiere che lavora da solo, senza alcun dipendente, non arrivi a 500 € di spesa, fra guanti, mascherine, igienizzanti e quant’altro, quindi a lui il rimborso non spetta.

Senza contare che per fare la domanda c’è tutto un iter burocratico per nulla semplice, a partire dall’obbligo di firma digitale. Uno strumento che sicuramente in futuro entrerà nella nostra routine quotidiana ma che oggi non tutti posseggono e che, ovviamente, ottenere ha un costo.

In pratica, posto che il soggetto in questione abbia i requisiti per ottenere il rimborso, se non ha la firma digitale, deve spendere altri euro per averla, per poi inoltrare la domanda.

Ci sorge quindi un dubbio: la tanto ambita semplificazione, gli aiuti alle imprese, l’essere vicini ai cittadini, dove finiscono quando veniamo a conoscenza di questi fatti?

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