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Palestre e piscine nel mirino di regione Lombardia?

Provvedimento assurdo e dannoso, esteso anche all'aperto.

MILANO –  Chiuse fino al 31 maggio. Questa la decisione di Regione Lombardia che di fatto mette in ginocchio un intero settore che invece era pronto a ripartire.

Ma la decisione del burocrate di turno non si ferma qua. Infatti  l’ordinanza regionale specifica che non sono consentite le attività, neanche all’aperto, di piscine e palestre.

Come dire: non vi faccio allenare nè al chiuso e manco all’aperto. Il perchè? Non lo sa nessuno. Il senso logico del provvedimento? Vedi sopra, non lo sa nessuno.

Il tutto mentre le piste di atletica possono restare aperte per gli allenamenti. Quindi: corsa sì, palestra no. Esercizi fitness all’aperto con tanto di distanziamento sociale no.

Quello delle palestre, dei centri benessere e termali e delle spa è, anche in Italia, un settore dei servizi con grandi numeri: 18 milioni gli utenti di questo tipo di attività, un giro d’affari di 10 miliardi di euro. Fra le regioni più attive c’è appunto la Lombardia col 19%.

Anche sotto il profilo del lavoro i dati sono importanti, visto che gli oltre 8 mila centri italiani occupano 120 mila addetti, figure professionali in parte qualificate come per i laureati in scienze motorie.

Questo lo sanno i burocrati che hanno messo in ginocchio un intero settore?

Dal punto di vista degli impianti natatori e secondo i Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CDC), non ci sono prove effettive riguardo la diffusione del Covid-19 attraverso l’acqua delle piscine. Tuttavia, il CDC afferma che una corretta manutenzione, compresa la disinfezione con il cloro e altri prodotti chimici, il virus sarà reso inoffensivo.

Quindi anche in questo  caso non si capisce il motivo della decisione.