Regione Lombardia querela Fondazione Gimbe: “nostri dati certificati dall’Istituto Superiore Sanità”

"Se si combinano anche dei magheggi sui numeri è ovvio che la volontà politica non è quella di dominare l’epidemia, ma di ripartire al più presto con tutte le attività", aveva chiarato il presidente della Fondazione

MILANO – La Regione Lombardia ha deciso di querelare la Fondazione Gimbe e il suo Presidente Nino Cartabellotta, che a proposito dei dati su tamponi e test sierologici, aveva dichiarato in diretta a Radio24 che “se si combinano anche dei magheggi sui numeri è ovvio che la volontà politica non è quella di dominare l’epidemia, ma di ripartire al più presto con tutte le attività“.

Un atto inevitabile, il nostro, dopo quanto affermato dal presidente della Fondazione – si legge in una nota diffusa dalla Regione – Accuse intollerabili e prive di ogni fondamento per le quali il Presidente di Gimbe dovrà risponderne personalmente”.

I nostri dati, come previsto dal protocollo condiviso da tutte le Regioni – si legge ancora nella nota – vengono trasmessi quotidianamente e con la massima trasparenza all’Istituto Superiore Sanità”.

Cartabellotta da parte sua ha dichiarato su Twitter che “essere querelati per aver detto la verità, è un grande stimolo per andare avanti. Legittimo che Regione Lombardia tuteli la propria immagine querelando Gimbe, ente indipendente. Doveroso per rispetto dei propri cittadini rendere contestualmente ad accesso libero tutti i dati sul coronavirus come fanno altre Regioni“.

Gimbe riporta numeri veri, ma scomodi”, ha scritto Cartabellotta in un altro tweet.

Intervendo alla trasmissione di La7 Omnibus condotta dal Gaia Tortora, andata in onda il 27 maggio, lo stesso Cartabellotta aveva dichiarato che”attualmente da parte delle Regioni  prevale una strategia attendista, che non va a cercare nuovi casi e si limita a monitorare i ricoveri e l’occupazione delle terapie intensive: stiamo affrontando la fase 2 con le armi spuntate e con 21 diversi sistemi di monitoraggio e di policy sull’attuazione dei tamponi e di test sierologici.

La Fase 1 è stata gestita sull’onda della preoccupazione e dell’emergenza che ha portato ad una serie di imprecisioni nella raccolta dati, ma la Fase 2 richiederebbe per sua stessa natura una maggior accuratezza da parte delle Regioni degli indicatori che si stanno faticosamente raccogliendo“.

Secondo il Presidente della Fondazione Gimbe mancherebbe una strategia chiara e condivisa da tutte le Regioni: “Sarebbe necessario testare tutti i soggetti in maniera massiccia, effettuare il tracciamento e mettere in isolamento i contagiati“.

Invece secondo Cartabellotta la strategia utilizzata è una “strategia attendista”, che porterebbe le Regioni a non effettuare i test in maniera massiccia per evitare di correre il rischio di dover ricorrere a nuove chiusure. Un atteggiamento opportunistico che potrebbe avere conseguenze drammatiche, portando ad un “liberi tutti” non suffragato da evidenze scientifiche: “Il rischio continua ad essere elevato, non si può prevedere quando ci sarà un incremento di nuovi casi e quale sarà l’entità di una nuova ondata, ma la storia insegna che sempre esiste una seconda ondata“.

Anche la stessa app che dovrebbe partire ad inizio giugno, al di là delle problematiche di rischi per la privacy, è uno strumento che mostra un limite fondamentale: “L’app è uno strumento “tampone-dipendente”, che senza un’informazione sanitaria al suo interno rischia di essere una scatola vuota“. E di certo non aiuta il fatto che, stando a quando emerso, la stragrande maggioranza degli italiani contattati per l’indagine epidemologica avrebbero rifiutato di prenderne parte, rendendola di fatto inutile.

Secondo Cartabellotta la Fase 2 si starebbe affrontando con le armi spuntate: “Servirebbe un’attenzione sanitaria molto dettagliata e molto analitica, mentre di fatto la si sta affrontando con un’eterogeneità a livello regionale, con sistemi di monitoraggio diversi, di diverse ipotesi sull’effettuazione dei tamponi e dei test sierologici. In questo modo la capacità del Paese di prevenire una seconda ondata dell’epidemia si riduce contestualmente a questi fattori.”