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Effetti del lockdown: come affrontarli

I consigli della psicologa Dott.ssa Maria Rita Scarcella

BUSTO ARSIZIO – A distanza di un mese esatto dalla fine del lock-down quali sono gli effetti che noi psicologi possiamo osservare nel nostro lavoro sui pazienti e sui cittadini?

Personalmente posso affermare che il mio lavoro è aumentato: sono tante le persone che mi hanno chiesto aiuto, in particolare in queste ultime due settimane. I disturbi lamentati? Ansia, attacchi di panico, insonnia, ipocondria e paura di morire, paura ad uscire di casa, maggiore stress lavoro-correlato, paura ad incontrare gli altri ed intrattenere con loro anche una semplice conversazione. Qualcuno fatica persino a rincontrare i propri cari, in particolare i genitori anziani, temendo di poter essere un soggetto positivo asintomatico e attaccare loro il virus.

I pazienti che erano già in carico, invece, hanno in generale acuito i loro sintomi e le loro criticità. La costrizione forzata a casa, la perdita del lavoro o, al contrario, il suo intensificarsi attraverso lo smart-working, le preoccupazioni economiche e nei confronti della salute fisica hanno messo a dura prova tutti coloro che erano in difficoltà e che già seguivano una terapia.

Come si può affrontare tutto ciò? A tutti coloro che si riconoscono nei sintomi descritti do principalmente tre consigli:

1) evitate di guardare telegiornali e, più in generale, servizi che parlano del Covid-19, dei contagi, del conteggio dei morti e così via. Così facendo eviterete di alimentare la fonte profonda dell’ansia, quella sorta di “daimon interiore” che si nutre di cattive notizie e le ricerca. Le informazioni davvero importanti vi raggiungeranno lo stesso, attraverso il lavoro di media seri ed impegnati o grazie al passaparola di amici e parenti.

2) Osservate la realtà che vi circonda e concentratevi su quello che potete sperimentare personalmente. I numeri non sono scientifici. Scientifico è l’atteggiamento di chi li raccoglie e li usa. I numeri vanno inseriti in un contesto specifico e vanno saputi interpretare. Lasciamoli, quindi, agli esperti! Noi limitiamoci a guardare ciò che appartiene alla nostra quotidianità: sentire dire che ci sono “trecento nuovi positivi” fa un effetto; sapere che “un solo” nostro conoscente è risultato “debolmente positivo” al Covid è una notizia certamente più gestibile anche dal punto di vista emotivo.

3) Infine, consiglio a tutti coloro che ne hanno la possibilità di “staccare la spina” e trascorrere qualche giorno fuori città, magari al mare o in montagna. In psicologia questa strategia prende il nome di dislocazione e ci aiuta a prendere le distanze da un certo vissuto emotivo, attenuando o interrompendone del tutto i suoi effetti. Se continuiamo a rimanere immersi in una realtà che ci parla di rischio, malattia, pericolo per la salute la nostra mente e il nostro sistema emotivo reagiranno di conseguenza ritardando la possibilità di ripresa. A questo proposito, molti dei miei pazienti hanno osservato come l’uso della mascherina li faccia sentire in pericolo e alimenti perciò l’ansia, mentre l’intraprendere una qualsiasi iniziativa “normale” dà loro una piacevole sensazione di ritorno alla quotidianità.

Dott.ssa MARIA RITA SCARCELLA – Psicologa Analista Junghiana
Fondatrice e Responsabile del Centro L’Equilibrio

La Dott.ssa Maria Rita Scarcella
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