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La psicologa: “Le linee guida per il ritorno a scuola sono pessime!”

I loro provvedimenti per tanti versi vanno nella direzione esattamente contraria a quella che si sta percorrendo.

BUSTO ARSIZIO – Abbiamo chiesto alla Dottoressa Maria Rita Scarcella, psicologa, un commento alle nuove linee guida per la riapertura delle scuole il prossimo settembre.

Dottoressa, il Ministero ha finalmente pubblicato le linee guida che dettano le regole per il ritorno a scuola dei nostri ragazzi: quali sono le sue impressioni a riguardo?

Guardando il testo pubblicato direi che le indicazioni date appaiono troppo generiche, sia perché lasciano gran parte dell’iniziativa ai presidi e agli organi collegiali delle singole scuole, sia perché sembrano avere smarrito il fine ultimo per cui sono state richieste ed erano tanto attese.

Quali potrebbero essere le criticità nei due casi?

Per quanto riguarda il primo aspetto, lasciare agli istituti la libertà di declinare le linee generali in provvedimenti specifici porterà ad una enorme disomogeneità tra scuole non solo di diverso grado ed indirizzo, ma persino all’interno della stessa città. Ciò che sembra di primo acchito una meravigliosa libertà, potrebbe ben presto trasformarsi in un inaspettato strumento di disparità sociale, lasciando subire a famiglie ed alunni le decisioni di presidi e organi collegiali a seconda di temperamenti, caratteri e inclinazioni del tutto personali.
La seconda criticità, invece, verte sul fine ultimo di questi provvedimenti, che dovrebbe essere quello di prevenire nuovi contagi da Covid-19 e, nei casi estremi, fornire le linee guida per affrontare una nuova ondata pandemica e un nuovo lock-down. A mio parere, queste indicazioni sono talmente generiche da risultare poco incisive. Dopo una chiusura forzata pari quasi ad un intero quadrimestre scolastico e un rinvio delle lezioni a settembre proprio per consentire una ripartenza sicura e definitiva, mi sarei aspettata qualcosa di più dettagliato. E se lo sarebbero aspettati anche insegnanti, presidi e genitori.
A queste considerazioni, poi, aggiungerei il fatto che ancora non vedo sottolineati abbastanza, e forse nemmeno individuati, i bisogni degli alunni.

Quali sono questi bisogni a cui si riferisce?

Gli alunni sono prima di tutto delle persone e come tali hanno una miriade di bisogni diversi: fisiologici, emotivi, psicologici, di autostima ed autoefficacia fino a quelli di autorealizzazione. Per avere un’idea della loro natura e di come poterli soddisfare, si faccia riferimento per esempio a Maslow, uno studioso che ha parlato di tali bisogni in generale, rappresentandoli all’interno di una scala gerarchica piramidale.
Ora, io non vedo nel testo del documento alcun riferimento a tali bisogni. A farla da padrone è piuttosto il Covid e la paura del rischio di un nuovo contagio. L’unica eccezione è rappresentata dall’indicazione per le insegnanti della materna a non indossare protezioni che possano rendere irriconoscibile il volto della persona ai bambini più piccoli. Nient’altro.
Tuttavia, la cura dei bambini non può prescindere da tali bisogni. Chiunque abbia lavorato con loro sa bene che tutti gli aspetti citati poc’anzi sono da tenersi in enorme considerazione. La cura del corpo, la pulizia, i pasti, il movimento, indirizzare le loro energie; abbracciarli, consolarli, gioire con loro, incoraggiarli, spronarli; e ancora: aiutarli a costruire un sogno e dare loro gli strumenti e la fiducia in sé stessi per realizzarlo. Un insegnante è tutto questo, è un compagno di viaggio che ti sta accanto negli anni più importanti della tua vita e ti aiuta ad emergere. Ora, come è possibile curare tutti questi aspetti a distanza, in protezione?
E’ possibile insegnare a distanza, questo sì. Per leggere, scrivere, far di conto non è necessario il contatto fisico (ad eccezione dei bimbi più piccoli, a cui va insegnato tutto, persino come tenere in mano una matita o come tracciare una linea!).Ma per insegnare le emozioni occorre il contatto, muoversi liberamente nello spazio con il proprio corpo, serve abbracciarsi, rincorrersi, sudare, sorridere, persino litigare per poi fare la pace. Dove sono finiti tutti questi bisogni?
Non dimentichiamoci che la scuola è la più grande agenzia di socializzazione che conosciamo: ma che tipo di socializzazione possono garantire queste misure e che come saranno interpretate dai vari presidi?

Che cosa suggerisce allora per garantire una scuola a “misura di bambino”?

Più che “a misura di bambino” direi “a misura di persona”, ricordando così che l’impegno è da intendersi rivolto anche nei confronti dei più grandi. E’ chiaro che i bisogni di grandi e piccini sono diversi.
Detto ciò, io personalmente sono seriamente preoccupata della scuola che hanno in mente i nostri governanti. Essi sembrano non rendersi conto di che cosa significhi per un bambino muoversi in un mondo che è in costante pericolo di morte. Uno spazio ed un tempo che continuamente rimandano l’idea che qualcosa di brutto potrebbe accadere, dove ogni starnuto o colpo di tosse può far scattare il cosiddetto “protocollo Covid-19”, dove un allarme generale potrebbe far richiudere le scuole, la mia scuola o peggio, tutto il Paese!
La Ministra Azzolina e tutta la sua squadra di collaboratori, nel decidere rispetto a queste tanto attese linee guida, dovrebbero pensare in piccolo, non in grande. Dovrebbero chiedersi che scuola vorrebbero per i loro figli, dove sarebbero felici di mandarli? E forse i loro provvedimenti per tanti versi andrebbero nella direzione esattamente contraria a quella che si sta percorrendo.
Vorrei, infine, ricordare che – per quanto sia condivisibile o meno come scelta – nel corso degli anni la scuola ha finito sempre più con il rappresentare una soluzione agli impegni lavorativi dei genitori. In una società sempre più sfilacciata, le famiglie spesso vedono nella scuola un’istituzione in grado di custodire ed intrattenere i minori durante l’orario di lavoro dei più grandi. Anche in questo caso le linee guida sembrano essersi dimenticate di questa funzione sociale. Gli ingressi a scaglioni e gli orari ridotti metteranno certamente in grande difficoltà migliaia di famiglie, soprattutto quelle con più figli.
Per concludere, io ritengo che vi sono bisogni umani imprescindibili e la scuola dovrebbe essere costruita nel rispetto di tali esigenze, anche in periodi di pandemia: questa è certamente una grande sfida, ma l’uomo ha tutti gli strumenti per affrontarla senza fare scempio della dignità fin qui conquistata.

Dott.ssa MARIA RITA SCARCELLA – Psicologa Analista Junghiana
Fondatrice e Responsabile del Centro L’Equilibrio

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