Il test “Pungidito” essenziale per tenere sotto controllo la diffusione del Covid

Lo dice l'Istituto Mario Negri: in dieci minuti identifica soggetti che siano venuti a contatto col virus

MILANO – Dati di diffusione del COVID-19 sottostimati per l’area bergamasca e test sierologico rapido “pungidito” come valido indicatore dell’esposizione al virus. Questi i principali risultati dello studio condotto dall’Istituto Mario Negri nel mese di maggio e pubblicato oggi su EBioMedicine, rivista del gruppo Lancet.

Lo studio nasce dalla volontà dei ricercatori di valutare le conseguenze che ha avuto una crisi sanitaria senza precedenti, come quella che stiamo vivendo.
L’Italia, è noto, è stato il primo paese occidentale ad essere colpita da una vasta epidemia di COVID-19 e la provincia di Bergamo ha sperimentato la più letale epidemia di COVID-19 al mondo. I ricercatori hanno voluto stimare quale fosse la prevalenza del COVID-19 a Bergamo a seguito della prima ondata, cercando di trovare soluzioni e strumenti utili per le politiche di contenimento da attuare per ulteriori ondate epidemiche.
Lo studio ha coinvolto 423 volontari: ogni volontario è stato sottoposto a tampone nasofaringeo e a due diverse tipologie di test sierologico. Si è evidenziato che il 38,5% del campione è risultato positivo al test sierologico ed ha sviluppato gli anticorpi contro il SARS-CoV-2. L’area di Bergamo si mostra come una delle più colpite al mondo, con una prevalenza di casi positivi maggiore di quella di New York, Londra e Madrid. Questo potrebbe significare che oltre il 90% delle infezioni non è stato rilevato dal nostro Servizio Sanitario Nazionale.
La ricerca identifica anche un rapporto tra tasso di positività e area geografica di residenza, fortemente interdipendenti. A Nembro, epicentro dell’epidemia, è stata riscontrata una positività che supera il 50%, mentre la percentuale scende intorno al 30% per i residenti nel comune di Bergamo e crolla sotto al 20% per coloro che vivono in zone della provincia più lontane.
Con questo studio, i ricercatori hanno voluto verificare attendibilità e performance del test sierologico rapido con “pungidito”. Confrontando il test rapido con un test quantitativo che prevede un prelievo venoso, si è dimostrato che il test rapido ha una specificità del 98% e una sensibilità del 93%. Ciò significa che su 100 test effettuati, 2 possono dar luogo a falsi positivi (specificità) e 7 a falsi negativi (sensibilità). Questo permette di considerare il test rapido “pungidito” come strumento estremamente efficace e prezioso per identificare nel giro di dieci minuti soggetti che siano venuti a contatto col virus.