La psicologa: un suicidio puntare verso il lockdown

Il governo non prende in considerazione i suggerimenti che da più parti vengono fatti quali alternative alle drastiche misure in vigore.

BUSTO ARSIZIO – Il nuovo Dpcm mostra una linea di intervento che i più denunciano già da tempo e che

Il provvedimento, infatti, prevede una strategia che, al momento, viene modulata in base alle differenti criticità individuate nei territori, prevedendo misure via via sempre più restrittive, accanto ad altre che sono, invece, spalmate allo stesso modo su tutto il territorio nazionale.
Tra queste: un coprifuoco anticipato alle ore 21.00, la riduzione del 50% del limite di capienza dei mezzi pubblici locali, la chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi, il ricorso alla Dad al 100% nelle scuole secondarie di secondo grado, la chiusura di musei e mostre su tutto il territorio nazionale e pure i corner per le scommesse e giochi.

Il Governo decide così di continuare sulla strada di una chiusura generalizzata, senza prendere in considerazione i suggerimenti che da più parti vengono fatti quali alternative alle drastiche misure in vigore.

Ostinazione e sordità che non lasciano presagire nulla di buono: crescono la rabbia e lo scontento nella popolazione, i commercianti e i professionisti lamentano di aver investito parecchio denaro per adeguarsi alle misure anti-covid imposte dal Governo e ora lo stesso Governo li obbliga alla chiusura o comunque mette in difficoltà lo svolgimento del loro lavoro. Viene rimandata la facoltà di licenziare e allo stesso tempo le aziende sono al collasso. Un gioco perverso le cui vittime sono sempre e solo i lavoratori del ceto medio-basso, coloro che da anni non sono protetti da nessun tipo di risparmio, coloro che non hanno possibilità di trovare altri lavori, di pagare i debiti contratti con banche e finanziarie, che hanno famiglie da mantenere e da sfamare.

Allo stesso tempo persone oneste, tutte d’un pezzo, che non sono avvezze a dormire sonni tranquilli se si rendono conto di non riuscire a pagare il mutuo, le bollette, l’affitto e tutti gli altri debiti.
E così, oltre al danno la beffa: alle preoccupazioni di carattere economico, si aggiungono lo stress e i problemi di natura psichica ed emotiva. Problemi che per ragioni in parte culturale e in parte legate al delicato momento storico che stiamo vivendo, faticheranno a palesarsi. Dopotutto si sa che quando manca il pane, la salute in generale, e quella mentale in particolare, vengono lasciate all’ultimo posto.

E quando la sofferenza si manifesterà in tutta la sua irruenza, tanto da non poter più fare finta di ignorarla, forse sarà troppo tardi per poterla arginare e un altro dei nostri concittadini se ne andrà marchiato dalla gravità di un gesto disperato; oppure, nel migliore dei casi, sarà costretto a mettersi in coda in qualche Cps della zona, anch’essi oberati di richieste e con carichi di lavoro enormi.

E pensare che lo Stato dovrebbe essere in prima linea per promuovere il benessere dei suoi concittadini, benessere che è stato riconosciuto indiscutibilmente da più parti essere una dimensione complessa e variegata dell’essere umano, in quanto individuo costituito non solo dalla mera dimensione fisica e corporea, bensì soprattutto da quella morale, emotiva, mentale e spirituale.
Mi chiedo, e come me se lo chiedono milioni di italiani, in che modo i provvedimenti degli ultimi quattro (siamo già a quota 4!) Dpcm possano promuovere nei cittadini italiani queste 5 forme del benessere e della buona salute.

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Dott.ssa MARIA RITA SCARCELLA – Psicologa Analista Junghiana
Fondatrice e Responsabile del Centro L’Equilibrio