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Le rubriche di SportLegnano it - Nel cuore dello sport

“Nel cuore dello sport”, Fabrizio J. Fustinoni incontra Niccolò Sartoni attraverso Chiara Lorello

Nuovo appuntamento con lo scrittore legnanese Fabrizio J. Fustinoni, per conoscere il lato più umano dello sport

LEGNANO – Ci sono storie che, inevitabilmente, tracciano un solco nell’anima di chi le ha vissute e di chi ne viene a conoscenza. È il caso di questa intervista che, domanda dopo domanda, si è trasformata in una vera lezione di vita.
“NEL CUORE DELLO SPORT” ha il piacere di incontrare Niccolò Sartoni attraverso Chiara Lorello e insegnare come l’amore, quello vero, possa scavalcare ogni barriera dello spazio e del tempo. Una storia di cuore, di sport, di vita, di passione comune. Lasciamo che sia Chiara a raccontarla…

 


 

Benvenuta, Chiara. La storia di Niccolò e della vostra relazione ha commosso Legnano e non solo. In voi si è percepito il senso che si ritrova anche nel titolo di questa rubrica, ovvero il CUORE e lo SPORT. Te la senti di accennare brevemente come è nata la vostra storia?

Certo. Tutto inizia tra i banchi di scuola (all’ITC Tosi, N.d.R.). In terza superiore ci ritroviamo in classe insieme; per qualche mese siamo amici, poi lui inizia a corteggiarmi. È un ragazzo di altri tempi. Ricordo ancora il primo bacio a Gallarate e, poco dopo (il 27 aprile 2008), l’inizio di questa meravigliosa storia. Siamo giovani e pieni di vitalità. Lui ribelle alle regole – un tipo da “prendo 6 e sono felice” – bello, intelligente e con un grande cuore. Io solare, studiosa, disciplinata. In pratica siamo l’opposto, pensiamo all’opposto ma insieme ci trasformiamo in esplosione pura. Ci completiamo, ci miglioriamo e capiamo da subito che la nostra relazione è differente da quella dei nostri coetanei. Scegliamo insieme, a 17 anni, di prenderci per mano e di accompagnarci ovunque la vita ci avrebbe portato.”

Niccolò e Chiara freschi di diploma nel 2010
Fabrizio J. Fustinoni incontra Niccolò Sartoni attraverso Chiara Lorello

La vostra sembra proprio una storia da sceneggiatura cinematografica. So che in comune avevate anche la passione per lo sport. Ci puoi raccontare qualche cosa in più a riguardo?

Sì, confermo, anche se tra i due il vero appassionato era lui. Nato in una famiglia di cestisti (sia mamma che papà sono ex giocatori), Niccolò inizia a giocare a basket all’età di sette anni, all’Irte di Busto Arsizio, e da lì non ha più smesso. Ecco, se c’è una cosa che io facevo fatica a comprendere di lui era questo suo amore folle e viscerale per il basket. Andava oltre la passione, è persino difficile da spiegare. Sono convinta che il basket fosse la sua vera linfa vitale. Ne ho avuto conferma proprio poco tempo fa. Durante le partite lui entrava in trance agonistica e non capiva più niente! In campo c’era lui, la palla, la sua squadra e l’avversario. A fine gara ne usciva sempre distrutto – una volta il ginocchio, un’altra il gomito – pieno di lividi e graffi! Lui ci metteva il cuore e l’anima, giocandosela sempre fino alla fine. Ti racconto questo aneddoto: una volta mi trovavo a Cipro per uno scambio europeo e, a fine partita, Niccolò mi chiama direttamente dal Pronto Soccorso perché si era spaccato un labbro! Confesso che vivevo sempre con una certa “ansia” le sue gare ma mi piaceva molto andare a vederlo e sostenerlo. Ero la sua fan numero uno! E la cosa più bella di questa storia è vedere come lui sia riuscito a trasformare la sua passione per il basket e per lo sport in una professione reale.

Fabrizio J. Fustinoni incontra Niccolò Sartoni attraverso Chiara Lorello

Da questa descrizione ne esce davvero una figura tutto CUORE e SPORT! Puoi spiegarci, Chiara, come Niccolò trasformò questa alchimia in professione? E, poi, come continuò la vostra relazione tra affetto e sport?

Dopo gli anni trascorsi insieme a scuola, ognuno prese la propria strada. Le certezze di Niccolò erano due: amava lo sport e voleva insegnare. Iniziò quindi l’università, facoltà Scienze Motorie. Io, invece, continuai gli studi in Economia. Il periodo universitario lo ricordo bene. Oltre allo studio facevamo mille lavoretti, di qualsiasi tipo, pur di essere autonomi economicamente. Cominciammo a viaggiare tanto per tutta l’Europa. C’erano gli amici, le nostre famiglie e ovviamente i nostri sport. Io lo interrogavo in Anatomia e lui si stressava a sentirmi ripetere Diritto Privato! Nonostante la vita caotica, trovavamo sempre il tempo di stare insieme. Le sue passioni erano le mie e i miei sogni i suoi. Noi tifavamo per l’altro. La nostra relazione non fu mai una rinuncia ma, al contrario, ognuno aiutava a superare i propri limiti e ad alzare l’asticella sempre più in alto. E, poi, insieme ci divertivamo tanto: ridevo molto con lui. A 25 anni avevamo già collezionato diversi successi personali: due lauree triennali, due lauree magistrali con lode, due master. Io partii subito dopo, per un’esperienza lavorativa all’estero che mi portò lontana da casa per un anno e mezzo, e questo fu sicuramente il momento più difficile per entrambi. Niccolò, invece, intraprese la sua carriera come massoterapista e, poco dopo, come insegnante; nel 2017 ottenne la cattedra all’Istituto Canossiano Barbara Melzi (a Legnano, N.d.R.). Insomma, da ragazzo ribelle era diventato un insegnante, e questo proprio grazie alla sua passione per lo sport: a 26 anni svolgeva già il lavoro dei suoi sogni.

Fabrizio J. Fustinoni incontra Niccolò Sartoni attraverso Chiara Lorello

Dalla vostra storia trapela il continuo mettersi in discussione, quel bellissimo spirito che permette ad una persona – in questo caso ad una coppia – di evolvere nelle proprie passioni. So, però, che non tutto è andato per il meglio… Te la senti di spiegarci cosa accadde dopo?

Sì, ci provo… La vita scorre, io rientro finalmente in Italia e noi torniamo ad essere una coppia stabile. Tutto è perfetto, fino a quando nel dicembre 2017, durante una visita dermatologica di controllo, a Niccolò viene consigliato di togliere con urgenza un neo. A 26 anni gli viene diagnosticato un melanoma maligno in stadio 1. Certo, è grave, ma il 99% dei casi non ha recidive, quindi tiriamo un sospiro di sollievo e continuiamo la nostra vita con la solita positività. Facciamo viaggi, andiamo a convivere e diventiamo finalmente una vera e propria famiglia. Io inizio ad amarlo in modo diverso, più profondo. La diagnosi mi paralizza, la paura di perderlo alberga sempre nella mia mente, eppure si vive affiatati come sempre. Nel dicembre del 2018, durante un pomeriggio di totale relax, Niccolò sente una protuberanza proprio in concomitanza della cicatrice. Altri esami ed ecco che si scopre che la malattia è tornata, questa volta più aggressiva. Il 6 febbraio 2019 viene operato. Passiamo da uno stadio 1 ad uno stadio 3. Inizia una cura sperimentale a bersaglio molecolare della durata di dodici mesi. E mentre io cerco di trovare un senso a tutto questo… il pensiero di Niccolò è rivolto al “suo” basket. Ti chiederai il perché, e me lo chiedevo pure io! Discutiamo molto per questo: io terrorizzata dal nostro futuro, lui preoccupato perché forse dovrà sospendere il basket per un’altra stagione. Contro ogni aspettativa, supera brillantemente l’intervento e inizia subito a lavorare (con tanto di stampelle e drenaggi!). È uno sportivo e, per fortuna, il corpo reagisce in fretta. Il dato di fatto è che lo sport lo salva dalle conseguenze catastrofiche che uno svuotamento linfonodale può comportare. Ecco che, contro i consigli dell’oncologa, Niccolò riprende a giocare a basket. Ancora una volta speriamo nel miracolo! Siamo positivi, lui sta finalmente bene, e andiamo avanti convinti che comunque insieme si supererà tutto. E infatti i controlli medici mensili risultano perfetti, si torna alla normalità e progettiamo l’acquisto della nostra casa per poi organizzare il matrimonio.”

Fabrizio J. Fustinoni incontra Niccolò Sartoni attraverso Chiara Lorello

Scusa l’interruzione, Chiara, ma se ricordo bene ora inizia il periodo COVID-19…

Esattamente, Fabrizio. Scoppia la pandemia globale ma, chiusi nel nostro bilocale obiettivamente non ci manca nulla. Abbiamo la fortuna di poter lavorare da casa e Niccolò è il primo insegnante ad attivare le lezioni online. A metà aprile, però, inizia ad avere qualche linea di febbre e continui mal di testa. Il 15 maggio svolge l’ultima lezione online e va in ospedale per una Tac di controllo: lo ricoverano d’urgenza. Io passo più tempo che posso in ospedale con lui. Ogni giorno mi racconta i suoi sogni. Ha un sogno ricorrente: giocare una partita all’NBA. Capisco finalmente quello che lo sport è per lui. La malattia, lui, la combatteva così: attraverso una partita di basket. Io cerco di rimanere lucida, mi rendo conto che il tempo a disposizione è poco. Non ho il potere di salvarlo, solo di fargli sentire quanto lo amo. Gli sto vicino più che mai… e capisco di fare la cosa giusta quando lui, serio, mi dice: “ anche se siamo in ospedale, stiamo vivendo momenti di qualità”. Il 7 giugno lo saluto tenendogli la stessa mano che avevo stretto dodici anni prima, perdendo l’amore della mia vita in sole tre settimane.

Fabrizio J. Fustinoni incontra Niccolò Sartoni attraverso Chiara Lorello

Ciò che hai appena raccontato racchiude l’emozione di un’intera vita, di un amore assoluto e di una passione che varca l’immaginazione. Mi voglio ricollegare alla meravigliosa frase detta da Niccolò in ospedale, ovvero “anche se siamo in ospedale, stiamo vivendo momenti di qualità”. Partendo da questa riflessione (che personalmente mi ha emozionato) ti chiedo come tu sia riuscita a vivere momenti di qualità dopo il suo Viaggio. So che sei forte e che hai creato una seconda esistenza alla vostra relazione, ma vorrei che ne parlassi tu…

Avrai capito dal racconto che, come coppia, abbiamo sempre cercato di vivere momenti di qualità, non solo tra di noi. Sarebbe stato troppo egoistico. Siamo cresciuti insieme alle nostre famiglie, abbiamo coltivato amicizie profonde e rapporti veri. Quando crei legami del genere non ti senti mai solo, neanche nei momenti più difficili. La verità è che il DOPO è stato tragico, e non ti nego che lo è ancora oggi. Sono però circondata da persone meravigliose che mi sostengono molto. Amo la vita incondizionatamente e questo mi dà una grande mano. Subito dopo averlo salutato, cercai disperatamente di trovare un senso a tutto ciò. Questa volta, però, nessuno avrebbe potuto darmi le risposte che cercavo, allora ho voluto dare io un senso alla NOSTRA storia. Il 28 giugno ho costituito l’Associazione MeLa Gioco Onlus. Per Niko, per me… e un po’ per tutte le persone che gli volevano bene. Portiamo avanti i suoi sogni: SOSTENIAMO LA RICERCA MEDICA, FAVORIAMO L’INCLUSIONE ATTRAVERSO LO SPORT E VALORIZZIAMO IL MERITO! L’Associazione rappresenta una delle promesse che gli ho fatto: raccontare di noi, di lui. Il mondo ha bisogno di avere degli esempi da seguire e Niccolò senza dubbio lo è stato. È un progetto a cui credo molto e che mi rende felice. L’Amore non può finire, va oltre.”

Fabrizio J. Fustinoni incontra Niccolò Sartoni attraverso Chiara Lorello

La tua reazione a una situazione tragica come questa è stata davvero potente, ed è una risposta forte. Ti chiedo, quindi, per nome di ogni lettore, di indicarci come possiamo conoscere meglio la vostra Associazione MeLa Gioco Onlus e come possiamo sostenerla.

Con piacere. Potete visitare il nostro sito internet www.associazionemelagioco.it; nella sezione “Come aiutarci” trovate tutti i dettagli su come fare una donazione o diventare soci. Siamo attivi anche sui social (Facebook e Instagram) dove è possibile seguire le nostre iniziative. Dal 2021 potrete anche donare il vostro 5XMILLE (C.F. 90051960129). Infine, per maggiori informazioni o nuove collaborazioni, potete scriverci a info@associazionemelagioco.it perché insieme possiamo fare del bene!

L'Associazione Mela Gioco con le classi quarte dell'Istituto Barbara Melzi
Fabrizio J. Fustinoni incontra Niccolò Sartoni attraverso Chiara Lorello

Di solito, al termine dell’articolo, dedico qualche riga di riflessione a beneficio dell’intervista e dei lettori. Confesso di non riuscire a concludere e, cosa di cui non mi vergogno affatto, voglio rendervi partecipe delle mie lacrime. Rappresentano la gioia e la potenza di una storia che può insegnare molto. Ecco, certamente Niccolò sta continuando a insegnare ancora…

Fabrizio J. Fustinoni