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Covid: Parabiago da zona bianca

Il sindaco: "Bisogna riaprire i negozi". Incidenza 21 casi per 100mila abitanti

PARABIAGO –  La curva epidemiologica parabiaghese oggi sembra dare la speranza che sia iniziata una diminuzione dei contagi Covid-19, il grafico degli aggiornamenti segnala, infatti, per la Città di Parabiago, una flessione discendente.

covid parabiago

Un motivo per non temere la riapertura dei negozi di vicinato che stanno soffrendo una pressione notevole dovuta alla chiusura prolungata che perdura da più di un anno. Una situazione che, soprattutto da un punto di vista economico, comporta preoccupazioni di impoverimento del tessuto commerciale e produttivo locale, ma anche di sostentamento delle famiglie coinvolte con conseguenze, a volte, drammatiche per la salute psicofisica di chi non riesce a far fronte alle spese di tutti i giorni. Quindi un depauperamento anche sociale con aumento di bisogni assistenziali. Da qui le considerazioni e l’appello del Sindaco Raffaele Cucchi, al quale si è unito il Presidente di Confcommercio Associazione Territoriale di Legnano, Paolo Ferrè per chiedere buon senso e dare la possibilità di riavviare le attività dei negozi di vicinato.

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“Ci siamo impegnati con determinazione e notevole impegno sin dall’inizio di questa emergenza sanitaria –dichiara il Sindaco Raffaele Cucchi- abbiamo attivato tutte le misure, i controlli e la gestione locale di questa pandemia, non sempre abbiamo riscontrato coerenza nelle linee da seguire, ma lo abbiamo fatto e la maggior parte dei cittadini parabiaghesi lo hanno fatto assieme a noi amministratori. Siamo in questa situazione da più di un anno, siamo stanchi e intolleranti, ma teniamo duro comunque. Oggi la curva dei contagi della nostra città fa ben sperare l’inizio di una fase discendente, forse è il caso di avviare una riapertura! Fortunatamente in questi giorni sono state riaperte le scuole per alcune fasce di età, ma ancora non si ha il coraggio di riaprire i punti di vendita al dettaglio che stanno subendo una vera ingiustizia. Non poter vendere ha una ripercussione in termini di reddito su chi ha investito in un’attività rischiando in proprio: dietro a ogni attività locale ci sono famiglie che hanno mutui da pagare, figli da crescere e magari anche persone fragili da accudire.”.

L’appello di Cucchi non si ferma, ma riporta l’attenzione a una situazione che sta davvero preoccupando gli amministratori locali: “Non si comprende come mai gli store online vengono considerati luoghi sicuri nella prevenzione della diffusione del Covid, mentre, nei centri urbani, un negozio di vicinato che comporta un’affluenza di solo alcune persone al giorno, sì: la vendita online comporta attività vere e proprie, magazzini da gestire, logistica e corrieri. Pertanto, se tutta questa filiera viene considerata ‘sicura’, come mai il lavoro dei negozianti no?