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Il sole e l’aria aperta annientano il Covid

Il 90% delle particelle virali possono essere inattivate dopo mezz’ora di esposizione alla luce solare di un mezzogiorno estivo

MILANO – Il Sole blocca il coronavirus ad una velocità elevatissima: fino a otto volte superiore a quella stimata finora.

La ricerca arriva dall’Università della California a Santa Barbara che ha dimostrato come il coronavirus sia più vulnerabile alla luce solare di quanto previsto dai modelli teorici, con uno studio pubblicato sulle pagine del Journal of Infectious Diseases.

Fondamentali i raggi Uv-B, ultravioletti con una lunghezza d’onda media. Le onde Uv-A, non hanno abbastanza energia per creare disturbi, mentre le onde Uv-B sono le principali responsabili dell’eliminazione di patogeni e dell’esposizione delle nostre cellule al rischio dei danni solari.

La radiazione Uv-C, l’onda più corta, si è dimostrata efficace contro i virus come il Sars-Cov-2, ma  questa non arriva sulla superficie terrestre, perché viene bloccata dall’atmosfera.

Il coronavirus è risultato tre volte più sensibile ai raggi Uv rispetto all’influenza A, e, spiegano i ricercatori, il 90% delle particelle virali possono essere inattivate dopo mezz’ora di esposizione alla luce solare di un mezzogiorno estivo.

“L’inattivazione osservata sperimentalmente nella saliva è oltre otto volte più veloce di quanto ci si sarebbe aspettato dal modello teorico”, continua l’autore. I ricercatori hanno così suggerito una possibile spiegazione a così tanta differenza, ipotizzando che anche gli Uv-A possano svolgere un ruolo. “Molti pensano che la radiazione Uv-A non abbia un grande effetto, ma potrebbe interagire con alcune delle molecole nel mezzo (la saliva, ndr)”, spiega il ricercatori, precisando che quelle molecole reattive a loro volta potrebbero interagire con il virus, accelerando l’inattivazione.

“La nostra analisi indica la necessità di ulteriori esperimenti per testare separatamente gli effetti delle specifiche lunghezze d’onda della luce”, conclude Luzzatto-Fegiz,  tra gli autori dello studio.