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Speciale Medicina, ho fatto il Vaccino quanto durerà la mia protezione anticorpale?

Nuovo appuntamento con la nostra rubrica di medicina curata dal Dott. Dario Zava

LEGNANO – Nuova puntata della rubrica, curata dal Dott. Dario Zava, medico che cura per il nostro gionale articoli scientifici di attualità su vari aspetti della medicina.

Oggi torniamo a parlare di vaccini anti-Covid, cercando di rispondere alle domande che più frequentemente ci poniamo nei confronti della vaccinazione.

 


 

Ho fatto il vaccino, quanto durerà la mia protezione anticorpale?
Il vaccino funziona allo stesso modo nei soggetti che hanno fatto il covid oppure non lo hanno fatto?

Se mi vaccino posso infettare altre persone?

Nello scorso numero abbiamo analizzato quanti mesi può durare la protezione da Covid-19 grazie alla nostra risposta immunitaria dopo aver contratto il virus (leggi QUI >>)
Molti di noi in questi giorni, direi in un futuro speriamo il più prossimo possibile, si sottoporranno alla vaccinazione anti-covid-19.
Ciò genera parecchie curiosità che possono essere sintetizzate nelle tre domande poste, iniziamo dalla prima:

Quanto durerà la mia protezione anticorpale dopo aver fatto il vaccino?

La scarsità di dati non permette ancora di fare previsioni. Questo non perché i vaccini siano meno efficaci ma perché occorrerà aspettare del tempo per capire come funzionano a lungo termine. Ad oggi però le premesse perché i vaccini producano una risposta immunitaria duratura ci sono tutte. In uno studio pubblicato recentemente sul New England Journal of Medicine, gli sperimentatori del vaccino a mRNA Moderna hanno mostrato che il vaccino è in grado di stimolare la produzione di anticorpi neutralizzanti che risulta robusta e stabile a 3 mesi dalla seconda iniezione di vaccino.

Indicativamente possiamo stimare la durata della protezione del vaccino intorno ai 6 mesi (basandoci anche su quanto visto per la risposta immunitaria naturale al virus), e alcune nazioni più avanti di noi sulle vaccinazioni stanno ragionando in questo senso.

Infatti recentemente sul British Medical Journal è stato pubblicato un editoriale interessante sul futuro delle vaccinazioni in Inghilterra. Da quando è uscita dall’Europa, questa nazione si è distinta per una campagna vaccinale massiva capace di vaccinare più di 30 milioni di persone e nella sola data di domenica 21 marzo ha toccato il record di 873 mila vaccinazioni in un giorno. L’Inghilterra pare quindi logicamente destinata a concludere la campagna prima dell’estate. Ebbene gli esperti e le autorità inglesi stanno già pianificando di fare un richiamo (quindi una terza dose di vaccino) a partire dal mese di ottobre 2021 in modo da poter scongiurare una nuova ondata invernale della pandemia. Se pensiamo che in Italia (ma direi in tutta la comunità europea) pensiamo di riuscire ad arrivare all’80% di vaccinati entro fine settembre…

E’ altrettanto vero che lo scopritore del Vaccino a mRNA di Pfizer/Biontech Ugur Sahin ha recentemente dichiarato su molte testate giornalistiche che non sappiamo ancora se avremo bisogno di una vaccinazione ogni anno o ogni 5 anni lasciando quindi aperti molti quesiti.

I primi dati a lungo termine comunque cominciano ad uscire, ad esempio Pfizer ha comunicato i nuovi dati derivati dallo studio registrativo di Fase 3 su 46mila volontari. Tale studio aveva dimostrato un’efficacia del 90% a 3 mesi dalla somministrazione, bene i nuovi dati hanno rivelato un’efficacia del 91% contro la malattia (qualsiasi sintomo) a sei mesi. Si tratta di studi controllati e non di esperienze o deduzioni sul campo, quindi sono risultati affidabili e validati scientificamente su cui le persone vaccinate possono fare conto. Riguardo ai sintomi più seri, l’efficacia è stata pari al 95,3% e riguardo al prevenire i decessi è stata del 100% sempre a 6 mesi dal’inoculazione del vaccino.

Altro dato incoraggiante proveniente dallo studio è la piena efficacia contro la preoccupante variante B.1.351 del virus, che è il ceppo dominante che circola in Sudafrica e che i ricercatori temevano si fosse evoluto in modo tale da eludere la protezione dei vaccini. In Sudafrica sono stati arruolati 800 partecipanti e sono stati osservati nove casi di Covid, tutti nel gruppo placebo, indicando un’efficacia del vaccino del 100%.

Il fatto che il vaccino sia efficace contro questa variante fa supporre che la sua efficacia sia confermata anche con le altre due varianti presenti in Italia (Inglese e Brasiliana) che nei confronti dei vaccini hanno finora mostrato meno potere di eludere la risposta degli anticorpi rispetto alla sudafricana.

Ci sono poi altre domande che richiedono una risposta: ad esempio il vaccino funziona allo stesso modo nei soggetti che hanno fatto il covid oppure non lo hanno fatto?

Secondo una lettera all’editore pubblicata sul New England Journal of Medicine in questi giorni, gli individui che sono già guariti da Covid-19 e ricevono un vaccino a mRna contro la malattia mostrano titoli anticorpali più elevati dopo una dose rispetto a quelli senza immunità preesistente.

I ricercatori hanno notato che l’efficacia di due iniezioni di vaccino a mRna si è mostrata alta in persone che non avevano mai incontrato il nuovo coronavirus, e si sono chiesti quale sarebbe stata la risposta a una sola dose di tale vaccino nelle persone che invece avevano già avuto Covid-19. Per rispondere alla domanda hanno esaminato le risposte anticorpali in 110 individui, di cui 67 non avevano mai incontrato il nuovo coronavirus e 43 sieropositivi a Covid-19. Gli esperti hanno scoperto che la maggior parte dei partecipanti sieronegativi mostrava valori di immunoglobuline G per Covid-19 variabili e relativamente basse entro 9-12 giorni dalla vaccinazione, mentre i partecipanti sieropositivi hanno sviluppato rapidamente titoli anticorpali alti e uniformi entro pochi giorni dalla vaccinazione (vedi figura sotto – Fonte NEJM)

Speciale Medicina Vaccini Covid-19

Gli autori evidenziano che i vaccinati con immunità preesistente avevano titoli anticorpali da 10 a 45 volte superiori a quelli dei vaccinati senza immunità precedente negli stessi momenti successivi alla prima dose di vaccino. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che saranno necessarie ulteriori indagini per confermare se una sola dose di vaccino sia veramente sufficiente per dare una protezione efficace in questa popolazione.

Dati rassicuranti arrivano anche per un altro quesito legato alle vaccinazioni e cioè se mi vaccino posso infettare altre persone?

A questa domanda risponde parzialmente uno studio realizzato dal CDC (Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie) tra il personale sanitario, i primi soccorritori e altri lavoratori essenziali e in prima linea in 8 diverse sedi negli Stati Uniti d’America tra dicembre 2020 e marzo 2021.
Sono state sottoposte a test 3.950 persone 14 giorni dopo la seconda dose di vaccino, quando cioè il suo effetto è ritenuto totale.
La conclusione dello studio, è “molto incoraggiante”: nelle condizioni del mondo reale i vaccini a RNA messaggero, cioè Pfizer e Moderna, si sono rivelati in grado non solo di prevenire il decorso serio da Covid-19 e le relative morti, ma anche di ridurre del 90% la trasmissione del virus Covid-19, a prescindere dai sintomi.
Dallo studio è emerso che, anche dopo la sola prima dose di vaccino anti Covid, la trasmissione è risultata essere fortemente ridotta, di circa l’80%.
I risultati dello studio indicano che la trasmissione del coronavirus tra persone sottoposte a vaccino a RNA messaggero è estremamente improbabile.

Dott. Dario Zava

Fonti:
1) NEJM 2021. Doi: 10.1056/NEJMc2101667
http://doi.org/10.1056/NEJMc2101667
2) https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/science/science-briefs/fully-vaccinated-people.html?CDC_AA_refVal=https%3A%2F%2Fwww.cdc.gov%2Fcoronavirus%2F2019-ncov%2Fmore%2Ffully-vaccinated-people.html
3) NEJM 2021; 384:533-540 DOI: 10.1056/NEJMoa2034545
http://doi.org/10.1056/NEJMoa2034545