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Speciale Medicina – Covid-19, i dubbi sulla terza dose. Ecco cosa dicono le agenzie regolatorie

Gli operatori sanitari chiedono con forza la terza dose. Ma gli enti regolatori e gli scienziati frenano: è troppo presto per dire con certezza che serva

LEGNANO – Nuova puntata della rubrica, curata dal Dott. Dario Zava, medico che cura per il nostro giornale articoli scientifici di attualità su vari aspetti della medicina.

Anche questa settimana parliamo ancora di Covid-19 e dei dubbi degli esperti sulla terza dose di vaccino.


Gli operatori sanitari chiedono con forza la terza dose. Ma gli enti regolatori e gli scienziati frenano: è troppo presto per dire con certezza che serva.

Gli operatori sanitari, specie quelli più a contatto con i pazienti, tra i primi ad essere vaccinati contro il Covid, temono che la copertura vaccinale si stia avvicinando alla scadenza e chiedono con forza la terza dose.
In aggiunta solo alcuni giorni fa Pfizer BioNTech ha annunciato che chiederà alla Food and Drug Administration (Fda) e all’Agenzia europea del Farmaco (Ema) l’autorizzazione per la somministrazione della terza dose di vaccino contro il Covid a 6-12 mesi dalla seconda per mantenere alto il livello di anticorpi contro la malattia, che si abbassa dopo 6-12 mesi. Il punto cruciale però è: c’è davvero bisogno di una terza dose di vaccino contro Covid-19? I due enti regolatori hanno frenato sul richiamo: è troppo presto per dire con certezza che gli anticorpi sviluppati con la malattia o in seguito alla somministrazione dell’immunizzante e la memoria immunitaria a livello cellulare scompaiano dopo solo un anno.

Agenzie Regolatorie negli USA: FDA e CDC dicono che è troppo presto per confermare terza dose

Le autorità sanitarie statunitensi, i Centers for Disease Control and Prevention e la Food and Drug Administration, hanno risposto ufficialmente ai dubbi: gli americani che hanno già ricevuto due dosi non devono sottoporsi ad una terza somministrazione, nonostante il diffondersi delle nuove varianti.

EMA: è troppo presto per confermare terza dose

Stessa posizione dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) secondo la quale al momento “è troppo presto per confermare se e quando sarà necessaria una dose di richiamo per i vaccini Covid-19, perché non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne di immunizzazione e dagli studi in corso per capire quanto durerà la protezione dai vaccini”.

OMS: punta il dito contro quei paesi (Israele) che stanno pensando alla terza dose

E anche dall’Oms arriva una precisazione sullo stesso tenore: “Non sappiamo se saranno necessari vaccini di richiamo per mantenere la protezione contro Covid-19 fino a quando non verranno raccolti ulteriori dati”.
L’Organizzazione mondiale della Sanità punta il dito contro quei Paesi che stanno pensando alla terza dose quando ce ne sono altri che non riescono neppure ad immunizzare gli operatori sanitari e la popolazione più vulnerabile.

Produttori chiederanno l’autorizzazione per la terza dose

In ogni caso, le aziende farmaceutiche sono andate avanti con la sperimentazione clinica, Pfizer e BioNtech hanno annunciato che nelle prossime settimane chiederanno alle autorità regolatorie di Usa e Ue l’autorizzazione per la terza dose. Se dovesse rendersi necessaria, sarà a disposizione dei Paesi che l’autorizzeranno.
Per il momento, la reale necessità non è per nulla sicura.

La terza dose è nelle cose ma non sappiamo ancora quando, servono più dati scientifici dicono la maggior parte degli esperti

Oggi sappiamo che l’effetto del vaccino sono anticorpi che durano 8-9 mesi ma serve monitorare l’effetto delle varianti. In ogni caso non è detto che servirà vaccinare ogni anno e comunque si partirà dai più fragili.
Di questo avviso è Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale per la ricerca sulle malattie infettive degli Stati Uniti, secondo il quale prima o poi potremmo aver bisogno di un `booster´ per tutti o per alcuni gruppi selezionati, come gli anziani o le persone con patologie preesistentio . In genere infatti l’immunità indotta da vaccini dura anni e non mesi, ma per il Covid è trascorso per ora ancora poco tempo per avere certezze.

Chi potrebbe beneficiare maggiormente della terza dose?

Una eventuale terza dose di vaccino contro Covid-19 potrebbe essere fatta per due motivi: quando c‘è evidenza che la memoria immunologica indotta dalle due dosi di vaccino sta decadendo a un livello tale per cui a un certo punto i vaccinati non sono più protetti e sono esposti alla reinfezione oppure perché emerge una variante più diffusiva di quelle in circolo che non è più ben riconosciuta dai vaccini e le persone, pur avendo completato il ciclo vaccinale, sono esposte a forme severe di malattia. I due motivi possono essere contemporanei. I dati scientifici oggi conosciuti non giustificano però la necessità della terza dose, neppure contro la variante Delta.

Israele intanto ha deciso di vaccinare con la terza dose gli immunodepressi

Ci sono però categorie di persone per le quali il vaccino potrebbe essere raccomandato: i pazienti immunodepressi (trapiantati, in cura per un tumore o gravemente dializzati). Si tratta di persone che hanno bisogno di più dosi di rischiamo per montare una risposta immunitaria appena accettabile. Proprio in queste ore il ministero della Sanità israeliano ha dato istruzione di somministrare una terza dose di vaccino Pfizer (due mesi dopo la seconda) agli immunodepressi per proteggerli dalla malattia grave in caso di contagio.La terza dose potrà essere somministrata inoltre a chi sia stato o sia ancora sottoposto a cure oncologiche di vario genere.

Vedremo nelle prossime settimane chi ha ragione tra la decisione presa dalle autorità regolatorie di Stati Uniti ed Europa di attendere con la terza dose e quella presa da Israele di iniziare a somministrare la terza dose.

Dott. Dario Zava