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Speciale Medicina – Covid-19, quanto è efficace la terza dose nel proteggere dall’infezione?

Nuova puntata della rubrica, curata dal Dott. Dario Zava

LEGNANO – Nuova puntata della rubrica, curata dal Dott. Dario Zava, medico che cura per il nostro giornale articoli scientifici di attualità su vari aspetti della medicina.

Anche questa settimana parliamo ancora di Covid-19, cercando di dare altre risposte alla domande relative alla terza dose vaccinale.

 


Covid-19, quanto è efficace la terza dose nel proteggere dall’infezione?

I vaccini contro il Sars-CoV-2 sono sicuri ed efficaci e la somministrazione di una terza dose può conferire un’efficacia protettiva maggiore. È quanto emerge dallo studio condotto su 3.720 operatori sanitari della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia per indagare, in modo prospettico, il rischio di infezione da Sars-CoV-2 in soggetti vaccinati. Il lavoro, uno dei più ampi condotti fino ad ora, è stato pubblicato sulla rivista “Nature Communications“.

I risultati hanno dimostrato l’efficacia dei vaccini nel proteggere dall’infezione da Sars-CoV-2 che si attesta all’83% nella popolazione complessiva degli operatori sanitari e al 93% negli operatori sanitari che avevano in precedenza contratto l’infezione. Dei 3.720 operatori sanitari vaccinati solamente 33 hanno contratto l’infezione da Sars-CoV-2, vale a dire meno dell’1%; 17 erano sintomatici e presentavano sintomi lievi come rinite, tosse e artralgie. Nessuno ha avuto la polmonite o ha necessitato di ricovero ospedaliero. Altro dato interessante riguarda la trasmissibilità del virus: dei 33 operatori del San Matteo che si sono infettati, solo 2 di loro hanno trasmesso l’infezione ai familiari. I dati sono stati comparati con un gruppo di 346 operatori sanitari che nel periodo tra gennaio e aprile 2021 non avevano ancora ricevuto la vaccinazione. Su questo campione i risultati cambiano considerevolmente e testimoniano l’efficacia della vaccinazione anti Covid-19. I ricercatori e clinici del San Matteo hanno, infatti, registrato un tasso maggiore di infezione (il 5,78%) e anche un maggior numero di soggetti sintomatici. L’85% ha avuto sintomi quali febbre, anosmia (perdita dell’olfatto), ageusia (perdita del gusto) e il 10% ha necessitato di ricovero ospedaliero in seguito al peggioramento delle condizioni cliniche.

Questo ci dice che più stimolazioni conferiscono una maggiore immunità, hanno concluso i ricercatori.

A questi, si uniscono i primi dati sulla terza dose diffusi da Pfizer e Biontech. Si tratta dei risultati topline di uno studio randomizzato e controllato di fase 3 che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di una dose “booster” di 30 µg del vaccino Pfizer/Biontech in più di 10mila over 16.

L’efficacia relativa del vaccino anti-Covid dopo il richiamo, risulta del 95,6% contro la malattia, in una situazione in cui la variante Delta di Sars-CoV-2 è il ceppo prevalente. Nel trial il richiamo è stato somministrato a persone che avevano ricevuto la serie primaria a due dosi dello stesso vaccino. E la terza iniezione ha “riportato la protezione del vaccino contro Covid agli alti livelli raggiunti dopo la seconda dose“, assicurano l’americana Pfizer e la tedesca Biontech, “mostrando un’efficacia vaccinale relativa del 95,6%, rispetto a coloro che non hanno ricevuto un richiamo“. Nel trial il tempo mediano tra la seconda dose e la somministrazione del richiamo (o del placebo per un secondo gruppo) è stato di circa 11 mesi. Il follow-up mediano è stato di 2,5 mesi. Durante il periodo di studio, ci sono stati cinque casi di Covid nel gruppo potenziato e 109 nel gruppo non potenziato. L’età media dei partecipanti era di 53 anni, con il 55,5% di età compresa tra i 16 e i 55 anni e il 23,3% over 65. Le analisi di più sottogruppi hanno mostrato che l’efficacia era coerente indipendentemente da età, sesso, razza, etnia o condizioni di comorbidità, si precisa in una nota in cui sono stati riepilogati i termini dello studio. Il profilo degli eventi avversi è stato generalmente coerente con altri dati di sicurezza clinica per il vaccino, senza problemi di sicurezza identificati.

Le aziende prevedono di condividere questi dati con la Food and Drug Administration (Fda) statunitense, con l’Agenzia europea del farmaco Ema e altre agenzie regolatorie del mondo “il prima possibile”. Nel frattempo, in vista dell’inverno che incombe e del rischio dell’arrivo di nuove varianti, il governo italiano punta ad accelerare l’inoculazione del cosiddetto booster.

Al momento, in Italia, il booster è previsto per diverse categorie:
– ottantenni e over 80
– personale e ospiti dei presidi residenziali per anziani
– esercenti le professioni sanitarie e operatori di interesse sanitario
– persone con elevata fragilità motivata da patologie concomitanti/preesistenti di età uguale o maggiore di 18 anni
– persone di 60 anni e più con patologia concomitante.

Finora sono 581.132 le persone che hanno ricevuto una terza dose, il 7,67% della popolazione per cui è prevista la dose aggiuntiva.

E’ proprio di questi giorni il dibattito se allargare la terza dose ad altre fasce di età a partire dal mese di gennaio (ultra cinquantenni), vedremo nei prossimi mesi come evolverà la situazione a livello di contagi, sembra comunque probabile che un richiamo del vaccino durante i mesi invernali sarà utile se non necessario.

Dott. Dario Zava