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La Pro Patria rischia il fallimento

il paradosso: la squadra è impegnata negli spareggi per la serie B

BUSTO ARSIZIO –  Prima fu il Legnano, poi il Varese, quindi il Novara, adesso la Pro Patria.

Il calcio “de noartri” muore. Il messaggio è questo ed arriva ancora una volta dalla provincia, la nostra, o almeno quella limitrofa.

Sappiamo bene cosa successe al Legnano, travolto dai debiti accumulati da una gestione parrocchiale e da mani bucate che cancellarono per sempre i lilla dai professionisti.

Poi toccò al Varese, con una serie di bugie alternate a mezze verità fino allo scoppio del bubbone.

La scorsa estate al Novara, che ci ha messo per la verità poco a ritornare nel calcio che conta. Manca giusto un piccolo sforzo.

Adesso invece il grido di allarme e di dolore arriva da Busto Arsizio città sulla quale aleggia lo spettro del fallimento, nonostante (paradosso) i bustocchi si giochino il primo turno dei playoff del campionato di serie C al Rigamonti-Ceppi di Lecco. Se vogliono proseguire dovranno vincere entro i 90 minuti di gioco.

Ma chi rischia di non proseguire è proprio la società del presidente Domenico Citarella da Napoli.

Dal 19 novembre scorso Patrizia Testa vende la società al consorzio Sgai, formato da imprenditori napoletani.

Pocjhi giorni dopo il presidente del consorzio, Roberto Sgrai, viene arrestato.  Il club viene affidato a Domenico Citarella.

Adesso ci sono termini e scadenze: su tutte quella del 30 giugno per l’iscrizione al Campionato 2022/23 di Lega Pro.

Ci vogliono: stipendi dei calciatori pagati fino a maggio 2022, tasse pagate fino a febbraio 2022, pagato l’Inps fino a maggio 2022, fideiussione assicurativa di 350.000 euro, quota associativa di 5.000 euro, quota di partecipazione alle competizioni ufficiali di Lega Pro di 55.000 euro.

Soldi, quelli che mancano.