Quantcast

Speciale Medicina – Epatiti bambini, i casi aumentano

L’Oms indaga su doppia azione adenovirus-Covid

LEGNANO – E’ trascorso circa un mese (vedi nostro articolo del 23 aprile 2022) da quando il Ministero della Salute aveva diramato l’allerta su tutto il territorio nazionale (sulla falsariga di molte altre nazioni Europee e non) e in questo lasso di tempo la situazione è evoluta.

Infatti sono sempre più numerosi i casi di epatite acuta di origine sconosciuta che colpisce i bambini. Gli Stati Uniti stanno indagando su 180 casi, in aumento rispetto ai 109 segnalati due settimane fa. Quindici bambini, quasi tutti in età prescolare, hanno avuto necessità di un trapianto di fegato. Anche il Regno Unito, primo Paese a lanciare l’allarme, continua a segnalare nuovi casi: nell’ultimo bollettino si parla di 197 piccoli colpiti dalla misteriosa epatite, 34 in più di una settimana fa, di questi undici hanno avuto bisogno di un trapianto di fegato. Il Centro europeo per la Prevenzione e il controllo delle malattie parla di 125 casi identificati in 14 Paesi europei. L’Italia è il Paese in Europa che ha segnalato il più alto numero di epatiti sconosciute: 35, seguita dalla Spagna (26) e dal Portogallo (12). A livello globale sono stati identificati quasi 700 casi di epatite inspiegabile.

Come già avevamo scritto l’epatite ha molteplici cause conosciute e facilmente diagnosticabili, ma questa particolare forma di epatite nel bambino non è causata dai virus noti (epatite A, B, C, D ed E) e l’origine resta ancora avvolta dal mistero. Gran parte dell’attenzione si è concentrata sul ruolo potenziale di un adenovirus, in particolare l’adenovirus 41, che è stato identificato in molti casi. Tale virus è comune e in genere provoca infezioni gastrointestinali, ma non tali da causare danni al fegato in bambini sani (lo potrebbe causare in ragazzini immunodepressi ma i giovani pazienti sono finora risultati tutti in buona salute prima di aver contratto l’epatite).

Speciale Medicina – Epatite acuta da causa sconosciuta, allerta in Europa ed in Italia

Gli investigatori sanitari stanno valutando una serie di ipotesi, ma al momento non vi sono certezze.

Casi simili si sono verificati in passato ma a numeri così bassi da non essere stati rilevati?

Può l’adenovirus essere cambiato in modo tale da essere capace di attaccare il fegato?

Potrebbero i bambini essere più suscettibili agli effetti di un’infezione da adenovirus a causa della mancanza di esposizione ai virus comuni durante la pandemia di Covid-19?

Come abbiamo scritto nel precedente articolo, il fattore vaccini anti-Covid è già stato escluso dall’inizio: moltissimi bambini hanno meno di cinque anni e non sono stati vaccinati.

Tutto ciò porta a concludere che l’ipotesi più probabile per spiegare l’origine dei casi di epatite potrebbe essere una duplice azione legata alla compresenza dell’adenovirus e del virus SarsCoV2 e su questo sta puntando anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Nello specifico, i casi di epatite sarebbero il risultato di una passata infezione da Covid-19 seguita da un’altra infezione virale, probabilmente da adenovirus 41. Secondo questa teoria, alcuni bambini non eliminano completamente il coronavirus dopo un’infezione lieve e il virus permane nel loro tratto gastrointestinale, mantenendo in questo modo il sistema immunitario estremamente attivo. L’adenovirus troverebbe così un soggetto con le difese immunitarie “già impegnate” e causerebbe danni importanti al fegato. Spinti da questa seconda infezione virale i componenti del sistema immunitario vanno in «overdrive» danneggiando il fegato, con un processo chiamato «attivazione immunitaria mediata da superantigene».

Ovviamente siamo ancora nel campo delle ipotesi e delle speculazioni, mentre le segnalazioni continuano ad aumentare.

Dott. Dario Zava

 

 

Più informazioni su