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Serie C: arriva il Salary Cap

La Lega Pro tenta una stretta epocale. A partire dalla stagione 2026/27, sarà introdotto ufficialmente il Salary Cap, un tetto salariale calcolato sulla base del valore della produzione delle singole società.

MILANO – In un calcio di terza serie sempre più esposto alle contraddizioni, ai buchi di bilancio e agli slanci irrazionali, la Lega Pro tenta una stretta epocale. A partire dalla stagione 2026/27, sarà introdotto ufficialmente il Salary Cap, un tetto salariale calcolato sulla base del valore della produzione delle singole società. Non sarà un limite rigido e uguale per tutti, ma una soglia individuale, modellata sul 55% del fatturato di ciascun club.

Il tetto ai salari sarà sperimentato già nella stagione 2025/26, senza penalizzazioni in classifica ma con sanzioni pecuniarie in caso di sforamento, i cui proventi andranno a finanziare la riforma Zola, pensata per incentivare l’impiego di calciatori formati nei vivai.

I numeri attuali: più spendi, più rischi?

I dati aggiornati al 31 dicembre 2024 rivelano un quadro che sembra giustificare la necessità del Salary Cap. Il club con il monte ingaggi più alto è il Catania: ben 11,6 milioni di euro, seguito da Triestina (7,9 mln), Spal (6,5 mln) e Ternana (6,3 mln). Tutte e quattro hanno subito penalizzazioni in classifica per irregolarità amministrative: un punto per il Catania, tre per la Spal, due per la Ternana, addirittura cinque per la Triestina. Due di loro (Spal e Triestina) si sono salvate solo ai playout, mentre il Catania è già fuori dai playoff e solo la Ternana è ancora in corsa per la Serie B.

Un paradosso: chi spende di più, spesso si scopre incapace di gestire. Il Salary Cap, così, non nasce come imposizione punitiva, ma come tentativo di mettere ordine in una categoria troppo spesso preda di improvvisazioni finanziarie.

Come funziona il Salary Cap

Il nuovo modello non impone un tetto uguale per tutti, ma proporzionato: ogni società potrà spendere al massimo il 55% del valore della propria produzione in emolumenti. Non è un cap individuale (non limita l’ingaggio dei singoli calciatori), ma un cap strutturale. Faranno fede solo i contratti firmati dopo il 1° luglio 2025, e inizialmente non sono previste penalizzazioni in classifica, ma solo multe. Dal 2026/27, con l’entrata in vigore definitiva, non si esclude l’esclusione dai campionati per i club morosi.

Secondo la Lega Pro, questa fase sperimentale servirà a:

  • simulare l’impatto reale della misura;

  • testare le disposizioni operative ed eventualmente migliorarle;

  • confrontarsi con gli organismi federali per un equilibrio tra sostenibilità e competitività;

  • aiutare le società a pianificare meglio i bilanci.

Ma le “squadre B”?

Resta il nodo delle under 23 dei grandi club, che partecipano al campionato con bilanci spesso inglobati nelle voci delle rispettive prime squadre. Come verrà calcolato il Salary Cap per loro? La risposta, per ora, è vaga. La Lega Pro dovrà trovare una formula ad hoc per non generare disparità evidenti tra club autonomi e formazioni satellite di multinazionali del pallone.

Propositi e perplessità

«Con la finanza non a posto non si può fare calcio», ha dichiarato il presidente della Lega Pro Matteo Marani, sottolineando come il Salary Cap sia pensato per evitare il collasso di un sistema già al limite. La logica, in teoria, è semplice: se spendi meno di quanto guadagni, sopravvivi. Se fai il passo più lungo della gamba, finisci come troppe società che negli ultimi anni hanno rischiato (o subito) il fallimento: Taranto, Turris, Lucchese, Foggia, Messina.

Sarà sufficiente? Dipenderà dall’applicazione concreta, dai controlli, dalla volontà politica di far rispettare davvero le regole. Per ora, il Salary Cap è un auspicio. Dal 2026, sarà realtà. E lì vedremo se la Serie C sarà finalmente capace di camminare sulle proprie gambe, o continuerà a inciampare in vecchie abitudini.