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Pro Patria riammessa o ripescata, ma sempre in serie C. Ecco cosa succederà….

Il 6 giugno sapremo se i bustocchi verranno riammessi per i guai altrui

BUSTO ARISIZIO – A leggere certe cronache vien voglia di piangere – o di ridere, ma di quel riso amaro e sbilenco di chi ha visto troppo. La Pro Patria, nobile decaduta e mai troppo umile, è retrocessa con pieno merito dal campo, là dove si dovrebbe decidere il destino degli uomini e delle squadre. Ma ecco che, come spesso accade nel teatrino stanco del calcio italiano, arriva la possibilità di una riammissione – o peggio ancora, di un ripescaggio. Due parole che puzzano di burocrazia, di cavilli, di uffici chiusi al sudore e aperti all’opportunismo.

Il 6 giugno, data già buona per i santi e i miracoli, sapremo se i bustocchi verranno riammessi per i guai altrui – si parla della Lucchese, travolta da debiti e punti di penalizzazione, o magari della Triestina, storica rivale ora sorella di sventura, a cui il tribunale federale ha appena appioppato 9 punti di handicap.

E così, a Busto Arsizio, si fa il tifo per il fallimento altrui con la compostezza ipocrita di chi “viaggia coperto e allineato”, aspettando che qualche rivale inciampi per poter risalire dalla botola della retrocessione senza guadagnarsi l’ascesa sul campo. Si confida, in fondo, nei guai degli altri, come se la dignità sportiva fosse una voce accessoria nei bilanci.

Nel caso in cui la Lucchese, col suo disastro economico, o la Triestina, zavorrata dai suoi peccati, non riescano a iscriversi, ecco pronta la Pro Patria, retrocessa ma ambiziosa, a rimettersi in corsa, magari scavalcando chi in Serie D ha vinto e sudato, come il Ravenna. Naturalmente, tutto ciò ha un prezzo: si parla di 300mila euro. La redenzione, a quanto pare, ha un tariffario preciso.

E così ci ritroviamo nell’assurdo tutto italiano di un campionato dove chi perde spera, chi vince aspetta, e chi paga sale. Con buona pace dei tifosi, degli allenatori, e di chi crede ancora che il calcio debba farsi sul campo e non nei corridoi della FIGC. A Busto Arsizio si preparano a restare in Serie C. Ma che Serie C sarà, se vi partecipano anche i retrocessi per grazia ricevuta? Una C di compromessi, di scorciatoie, di un’etica smarrita dietro il paravento delle procedure.

Che tristezza, o signori. E che nostalgia per quando bastava un pallone, undici uomini, e il risultato per sapere chi restava e chi se ne andava.