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Il calcio italiano sta morendo, ma tutti fanno finta di niente!

31 luglio 2025 | 09:00
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Il calcio italiano sta morendo, ma tutti fanno finta di niente!

Nel 2024 la Serie A ha perso 370 milioni di euro. La Serie B, teoricamente il serbatoio del futuro, ha registrato 274 milioni di perdite nette.

MILANO – Il calcio italiano è in crisi profonda. Non è una frase a effetto, non è allarmismo gratuito: è la semplice, cruda realtà. E i segnali del crollo sono ovunque, a tutti i livelli. Dai fallimenti societari alle sconfitte della Nazionale, dai bilanci in rosso ai tifosi che abbandonano stadi e abbonamenti TV. Ma ciò che inquieta di più è l’atteggiamento generale: nessuno sembra realmente intenzionato a cambiare le cose.

L’eliminazione della Nazionale, l’esonero di Luciano Spalletti e l’umiliante sconfitta contro la Norvegia non sono un caso isolato. Sono la diretta conseguenza di un sistema che ha smesso di funzionare. L’Italia del calcio è una macchina che gira a vuoto da troppo tempo, senza una direzione, senza un’idea, senza una visione.

Conti in rosso, futuro in nero

Nel 2024 la Serie A ha perso 370 milioni di euro, un dato mostruoso che dovrebbe far tremare chiunque ami questo sport. E nonostante i ricavi siano in crescita, i club continuano a spendere più di quanto incassano, in un circolo vizioso alimentato da plusvalenze fittizie, fideiussioni dubbie e gestioni opache. Ma il problema non è solo della massima serie. La Serie B, teoricamente il serbatoio del futuro, ha registrato 274 milioni di perdite nette. Un autentico disastro economico.

Questo significa che il sistema è drogato. Si regge su artifici contabili e sull’illusione che il prossimo anno sarà migliore. Ma ogni anno peggiora. E mentre altrove si investe in strutture, governance e sostenibilità, in Italia si continua a rattoppare l’in rattoppabile.

Stadi decrepiti e tifosi in fuga

Lo stato degli stadi italiani è semplicemente vergognoso. L’età media degli impianti è di 69 anni, un dato da preistoria calcistica. Negli ultimi quindici anni, nel nostro Paese, sono stati costruiti solo 5 stadi nuovi. In Europa, nello stesso arco di tempo, più di 200. È una distanza siderale, che parla di visioni diverse, di investimenti che in Italia non si fanno, di burocrazie che bloccano ogni progetto, di una classe dirigente incapace di comprendere che senza impianti moderni non si costruisce né business né passione.

Non è un caso se gli ascolti televisivi sono in calo costante: -6,9% solo nell’ultimo anno. E non è un caso se la pirateria è tornata a esplodere: troppi costi, pochi servizi, bassa qualità. Ora anche DAZN – che ha il monopolio dei diritti – minaccia di ritirarsi, come ha già fatto in Francia. Chi sostituirà la piattaforma? Nessuno lo sa. Perché nessuno ci pensa. In Italia si arriva sempre dopo, quando è troppo tardi.

Società che scompaiono nel silenzio generale

Dal 2000 ad oggi 185 squadre di calcio sono fallite in Italia. Una media impressionante, quasi una al mese. Club con storie, tifosi, tradizioni, cancellati da una gestione scellerata del sistema. L’ultimo è stato il Brescia, una delle realtà più radicate del calcio nazionale. Ma chi sarà il prossimo? Basta guardare i bilanci di decine di squadre di Serie C e Serie D per capirlo: i segnali del collasso sono già scritti nero su bianco.

Il punto è che nessuno controlla davvero. Le verifiche finanziarie sono deboli, i criteri d’accesso ai campionati laschi, le responsabilità diluite in una giungla burocratica. E mentre si approvano nuovi format o si pensa a cambiare i playoff, nessuno interviene sui fondamentali: i soldi, le strutture, la formazione, i vivai, la trasparenza. Senza fondamenta, ogni palazzo crolla.

Il futuro? Non esiste

Siamo di fronte a un declino lento ma inesorabile. E non sarà un nuovo commissario tecnico a salvarci, né un exploit estivo di mercato. Serve ben altro: serve una visione industriale, servono regole certe, impianti moderni, progetti seri di sostenibilità economica. Serve un piano per rifondare il calcio italiano dalle basi. Ma soprattutto serve il coraggio di dire che così non si può più andare avanti.

Il calcio italiano sta morendo. E se nessuno interviene, la morte sarà lenta, dolorosa, e definitiva. Non per una sconfitta in campo, ma per un’intera generazione di dirigenti che ha scelto l’inerzia al posto del cambiamento.