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L’Accademia Bustese si presenta per la prossima stagione

BUSTO GAROLFO – Chi l’avrebbe detto, forse nessuno e forse tutti, ché il calcio dilettante custodisce ancora quella purezza d’intenti che altrove s’è smarrita fra le pieghe del profitto. A Busto Garolfo, nel cuore d’una piazza lombarda che ancora conosce il profumo delle stagioni e delle domeniche di paese, si è celebrata non una semplice presentazione, ma una vera liturgia popolare.

L’Accademia Bustese, compagine che del granata ha fatto vessillo di fede, si è mostrata ai suoi fedeli sabato 19 luglio, al termine di un’annata che ha avuto del miracoloso eppure nulla di miracoloso aveva: solo sudore, fatica, e quell’antico mestiere di tirare calci al pallone come Dio comanda. Dopo aver lasciato alle spalle la Seconda categoria con un campionato vinto a suon di duelli e polmoni contro la coriacea Lainatese, ora i ragazzi bustesi guardano alla Prima con occhi fermi e cuore saldo.

Due promozioni in due stagioni: la Bustese risale, e lo fa con la dignità di chi sa di tornare là dove il blasone impone e la storia suggerisce. A guidarla, ancora lui, Stefano Gilardengo, uomo di pochi proclami e molte certezze, allenatore d’altri tempi che ai microfoni preferisce i rettangoli erbosi e agli slogan la sapienza delle scelte. È l’uomo giusto per un’Accademia che vuole sì sognare, ma senza mai perdere la bussola.

Alla serata, incastonata nella manifestazione “BustoInPiazza”, non è mancato nulla: il sindaco Giovanni Rigiroli, uomo delle istituzioni col piglio da tifoso, e l’assessore allo sport Stefano Carnevali, il quale ha ricordato quanto, in un paese che conta appena 14.000 anime, fare calcio vero e non solo di rappresentanza sia impresa degna di menzione e rispetto.

Ma la Bustese non è solo prima squadra: è soprattutto gioventù che scalpita, settore giovanile che rappresenta l’oro delle fondamenta. La formazione Giovanissimi ha dettato legge nella scorsa stagione: 30 vittorie in 30 gare, cifra tonda come una palla ben calciata, che ha spalancato le porte dei campionati regionali.

E mentre il pubblico applaudiva i nuovi eroi granata, uno per uno saliti sul palco come cavalieri chiamati all’armi, la rosa ha preso forma anche nei cuori. Questi i nomi degli alfieri: Bortignon, Buffa, Buson, Crespi, Cukai, Ficara, Foglianisi, Fontana, Luci, Marozzi, Martelli, Mascellino, Nagy, Pallaro, Parise, Passalacqua, Pisoni, Prada, Raimondi, Rotiroti, Tartaro, Travaglin, Trevisan, Venturelli, Vishaj, Zucchetti.

Dietro di loro, una dirigenza salda come una linea a quattro ben collaudata: il presidente Enzo Locatelli, figura d’altri tempi, concreto e saggio; il vice Luigi Depalo, gli accompagnatori Bolognesi e Crespi, l’allenatore in seconda Alberto Borsani, e poi ancora i nomi di lotta e di governo: il team manager Roberto Uperi, il direttore sportivo Roberto Raimondi, il DG Alessandro Brazzelli, e il segretario Roberto Vavassori, regista ombra dell’armonia granata.

Così si presenta l’Accademia Bustese: senza fronzoli, ma con stile. Sotto i riflettori di una piazza vera, con l’orgoglio di chi sa da dove viene e non teme dove andrà. Perché nel calcio come nella vita, la differenza la fa chi cammina con passo fermo e cuore acceso. E a Busto Garolfo, di cuore ce n’è ancora parecchio.