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Olimpiadi Invernali Milano-Cortina: il vero disastro sono i cantieri in netto ritardo!

Milano-Cortina 2026: le Olimpiadi dei cantieri eterni, dove le medaglie arriveranno prima delle strade

MILANO – Altro che cinque cerchi: per Milano-Cortina 2026 il vero simbolo sarà il nastro rosso e bianco dei cantieri. Un’Olimpiade con le piste pronte, sì, ma immerse in un panorama di gru, betoniere e lavori “quasi finiti”. Sarà il primo evento sportivo globale in cui atleti e spettatori potranno fare slalom non solo tra i paletti, ma anche tra impalcature e deviazioni stradali.

La pista da bob e il miracolo di novembre

Il capolavoro è la pista da bob di Cortina: doveva essere un impianto di punta, è diventata una barzelletta da 118 milioni di euro. Sarà “pronta” il 5 novembre, giusto in tempo per farci un brindisi di Capodanno. Funzionerà, dicono gli ottimisti. Ma intorno i cantieri resteranno aperti fino all’estate, così gli spettatori potranno godersi lo spettacolo delle ruspe in azione. Un’esperienza “immersiva” che nessun altro Giochi aveva mai osato offrire.

Le opere fantasma: più tardi che mai

La variante stradale di Cortina? Arriva nel 2029. Quella di Longarone? Nel 2032, quando forse saremo pronti a candidarci per Milano-Cortina 2050. La mobilità integrata da 100 milioni slitta al 2028, il memoriale Eugenio Monti al 2027, la foresteria per atleti idem. Insomma: i Giochi finiscono nel 2026, ma le opere olimpiche si vedranno anni dopo. Un po’ come ordinare un’auto nuova e riceverla quando ormai è già d’epoca.

Le frane, ospiti d’onore

E poi c’è il Bellunese, dove le frane sono ormai più puntuali dei cantieri. Quattro smottamenti in pochi mesi hanno messo in ginocchio la statale Alemagna, cioè l’unica strada che porta a Cortina. Da anni comitati e cittadini segnalano i rischi idrogeologici, ma tanto valeva aspettare: ora le frane sono entrate ufficialmente nel programma olimpico. Se non altro, avranno il merito di rallentare il traffico… quello delle ruspe.

Costi da record mondiale

Intanto, i conti vanno peggio delle strade: deficit oltre i 150 milioni, spese lievitate di altri 270 milioni, e 328 milioni per le Paralimpiadi con un Commissario ad hoc. Insomma, il podio ce lo prendiamo: oro negli sprechi, argento nei ritardi, bronzo nelle promesse mancate.

Un Paese da medaglia… di legno

Il verdetto? I Giochi ci saranno, ma saranno Olimpiadi zoppe: con piste e palazzetti pronti, sì, ma circondati da un desolante museo del cantiere eterno. Atleti da tutto il mondo gareggeranno davanti a un’Italia che voleva mostrarsi efficiente, e invece rischia di regalare l’ennesima immagine da “Paese arrangiato”.

E chissà, magari tra qualche anno, quando finalmente inaugureranno una delle tante opere rimandate, ci scapperà pure un taglio del nastro. Non sarà un’Olimpiade, ma una nuova specialità tutta italiana: il salto mortale nel ritardo cronico.