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Riccardo Colombo, il talento cresciuto nella US Legnanese, sul tetto del mondo

Ad Apeldoorn, nella pianura piatta come una tavola dei Paesi Bassi, l’Italia junior dell’inseguimento ha frantumato i sogni britannici e Colombo ha messo la sua firma in oro sulla storia del ciclismo.

LEGNANO –  Dal rosso-nero della Legnanese al trionfo planetario: ecco Riccardo Colombo, virgulto di Tradate, classe 2007, sbocciato in quella fucina che da oltre un secolo forgia pedalatori e regala al mondo la Coppa Bernocchi. Ad Apeldoorn, nella pianura piatta come una tavola dei Paesi Bassi, l’Italia junior dell’inseguimento ha frantumato i sogni britannici e Colombo ha messo la sua firma in oro sulla storia del ciclismo.

Il ragazzo di Tradate, cresciuto sotto le insegne severe e generose della U.S. Legnanese 1913, non ha tremato nell’ora suprema: accanto a lui i compagni Cornacchini, Magagnotti e Matteoli – con Saccani, ingranaggio prezioso al primo turno – hanno filato come treni d’acciaio, sincronizzati, implacabili. Sul cronometro, 3’54”562: bastonata secca, finale ribaltata, Gran Bretagna ricacciata nell’ombra. Bronzo alla Germania, che ha regolato gli americani.

Riccardo Colombo

Colombo non è solo un ragazzo che pedala: è la prova vivente che certe società di provincia, come la Legnanese, continuano a seminare futuro con la stessa passione con cui un tempo si accendeva la pipa la sera, guardando la pianura stendersi nel crepuscolo. Lì, tra partenza e arrivo, si forgia carattere.

E non basta: l’Italia delle due ruote, a questi Mondiali, canta un coro polifonico. L’oro del Team Sprint femminile, l’argento delle ragazze dell’inseguimento – battute solo dalle americane col record del mondo – tengono alta la bandiera. Ma la gemma più lucente, per noi legnanesi, resta quel Colombo che ha portato con sé, sul parquet olandese, il vento della sua prima squadra.

“Un orgoglio senza misura”, sospira Luca Roveda, presidente della Legnanese. “Lo abbiamo visto crescere con la nostra maglia e ora ce lo ritroviamo campione del mondo. Non è solo una vittoria: è un’emozione che ci attraversa tutti”.

E forse Brera avrebbe chiuso così: Colombo, ragazzo lombardo, ha accarezzato l’iride col sudore e con l’anima. E noi, da questa pianura che conosce la fatica e non teme la gloria, lo salutiamo come si saluta un figlio che parte per il mondo e porta il nome di casa un passo più in alto, fino al cielo.