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Caro, anzi carissimo calcio ma quanto ci costi?

Calcio giovanile, passione che pesa sul bilancio: famiglie e società alle prese con i rincari

MILANO – Il calcio, lo sport più praticato e amato dagli italiani, è spesso raccontato come un gioco popolare, accessibile a tutti. Ma dietro il sogno di un bambino che indossa la sua prima maglia e scende in campo con gli amici, c’è una realtà fatta di numeri, bilanci in rosso e sacrifici, sia per le famiglie che per le società sportive.

I conti delle famiglie

Un’iscrizione media annuale nella nostra provincia si colloca tra i 400 e i 500 euro, a cui bisogna aggiungere circa 150/250 euro di materiale fornito dalla società (kit di allenamento, tute, divise ufficiali). A questo si somma l’acquisto delle scarpe da calcio, che difficilmente costano meno di 50/80 euro: spesso due paia a stagione, perché i ragazzi crescono in fretta o perché il consumo sul campo le rende inutilizzabili dopo pochi mesi.

Gli allenamenti — due, talvolta tre a settimana — più la partita del weekend, richiedono spostamenti continui. Benzina, tempo, e qualche inevitabile trasferta fuori provincia: voci di spesa che non rientrano nelle quote ma che incidono pesantemente sul portafogli. Persino entrare in stadi improbabili a vedere i propri figli costa: biglietti dai 5 ai 10 euro.

Il paradosso delle società

Se per le famiglie i costi sono alti, per le società non va meglio. Un giovane calciatore comporta una spesa che varia dai 400 ai 1.000 euro annui per la società: divise da acquistare e lavare, allenatori e dirigenti da rimborsare, spogliatoi da riscaldare e pulire, docce da garantire, illuminazione e manutenzione dei campi.

Per le squadre che militano in campionati giovanili regionali, si aggiunge il costo dei pullmini per le trasferte, a cui si sommano le spese fisse per tesseramenti e assicurazioni.

Un equilibrio fragile

A sostenere il sistema sono soprattutto sponsor e contributi comunali, che però negli ultimi anni hanno subito tagli consistenti. Ogni spesa imprevista — la sostituzione di una caldaia, il guasto a un faro dell’impianto di illuminazione — rischia di mettere in crisi bilanci già precari. Molti comuni danno una mano con contributi per spese, energia, campi. Altri zero, zero euro.