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Criptovalute, mafia, penalizzazioni, stipendi non pagati, contributi non versati: il calcio italiano a settembre!

In Serie C la situazione è già surreale: la Triestina si ritrova un pesantissimo -20. Non va meglio a Rimini e Messina.

MILANO –  Il calcio italiano, soprattutto nelle categorie minori, sta vivendo un periodo che definire complicato è riduttivo: a settembre, quando i campionati dovrebbero regalare entusiasmo e sogni, si parla invece di fallimenti, penalizzazioni, infiltrazioni criminali e società finite nelle mani di criptovalute. Un quadro che restituisce l’immagine di un sistema in piena crisi strutturale.

In Serie C la situazione è già surreale: la Triestina si trova con un pesantissimo -20 in classifica dopo soli quattro turni. Una montagna quasi impossibile da scalare, frutto di stipendi non pagati e deferimenti arrivati a catena. A rendere il tutto ancora più clamoroso, il recente passaggio di proprietà: il club è stato acquistato da una realtà legata alla criptovaluta Dogecoin, la prima volta che un’entità del genere prende il controllo diretto di una squadra professionistica. Un’operazione più vicina al marketing che a un progetto sportivo solido, che lascia tanti dubbi sul futuro.

Non va meglio al Rimini, partito con un -11 che lo condanna a rincorrere sin dall’inizio, mentre il Crotone è finito in amministrazione giudiziaria per le pesanti ingerenze della criminalità organizzata nella gestione dello stadio e della sicurezza. Nel girone C, anche il Foggia è commissariato per infiltrazioni mafiose. Situazioni che fotografano un malessere cronico: i club arrancano, i controlli federali intervengono in ritardo e le penalizzazioni arrivano quando ormai i campionati sono compromessi.

Scendendo in Serie D, il dramma sportivo e gestionale si fa ancora più evidente. Il Messina, retrocesso lo scorso anno, si ritrova con -14 e una sentenza di liquidazione giudiziale che ne sancisce il fallimento. La società non ha ricevuto l’esercizio provvisorio e senza l’aiuto straordinario dei soci della cooperativa, che si sono autotassati per pagare le spese delle partite, il club sarebbe già fuori dai giochi. Una piazza storica ridotta a sopravvivere alla giornata, tra debiti e gare rinviate negate dalla LND.

Il quadro generale è impietoso: i problemi sono sempre gli stessi, stipendi non pagati, contributi Inps e Irpef saltati, debiti accumulati con fornitori e figure poco trasparenti. Ogni anno si ripete lo stesso copione: ricorsi, esclusioni, società che si iscrivono senza avere le minime garanzie economiche. Con il risultato di campionati falsati, classifiche stravolte e ragazzini mandati in campo solo per evitare la rinuncia.