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Ecco il nuovo STADIO di SAN SIRO

MILANO – A San Siro, la Scala del calcio, si consumerà a breve un dramma degno di tragedia greca. Il vecchio colosso di cemento, con le sue torri elicoidali e le travi rosse che paiono artigli piantati nel cielo di Milano, rischia l’abbattimento. Una bestemmia per chi vi ha visto scorrere la liturgia del pallone: Rivera, Mazzola, Van Basten, Ronaldo Fenomeno. Ma il tempo, quel tiranno che non si cura delle memorie, pretende il nuovo.

Il futuro parla la lingua di Foster + Partners e di Manica, architetti chiamati a disegnare il teatro dei sogni di Inter e Milan. Niente più pianta quadrata, niente più ossatura possente: lo stadio che verrà sarà un ovale, elegante come un uovo di cristallo, con tetto fisso e due soli anelli, non tre come il Meazza. In quegli spalti troveranno posto 71.500 spettatori: non uno di meno rispetto al presente, a dimostrare che almeno la liturgia della folla sarà salva.

san siro

Il prato, però, non avrà i vezzi londinesi del Tottenham: niente erba traslata su binari, nessun meccanismo da ingegneria steampunk. Qui si resterà ancorati a terra, come la Milano che da sempre rifugge gli orpelli. Gli spazi per i disabili saranno finalmente diffusi, non relegati in angoli di compassione: un segno di civiltà che il vecchio Meazza non seppe mai garantire.

E poi i tempi moderni: hospitality, ristoranti, musei, negozi, podi come templi. Lo stadio non sarà più solo un campo da gioco, ma una cittadella del consumo, dove il tifoso diventa cliente e la passione si misura anche in scontrini. Una parte del Meazza rimarrà in piedi, forse destinata a diventare museo: reliquia della fede calcistica, come un altare lasciato a vegliare sul nuovo tempio.

Il Comune pretende che metà dell’area non sia divorata dal cemento: 80 mila metri quadrati di verde, come polmoni a bilanciare il respiro della speculazione. Ma attorno spunteranno uffici, hotel, parcheggi: la Milano che corre, che traffica, che lucra.

Norman Foster e David Manica saranno i demiurghi di quest’opera. Due architetti come Pirlo e Suárez: il primo regista visionario, il secondo guastatore letale. Disegneranno un impianto che non sarà San Siro, non potrà mai esserlo. Perché San Siro non si costruisce: San Siro si eredita.