San Siro finirà in polvere
MILANO – Milano ha votato di notte, come si fa con le faccende che non si vogliono troppo chiacchierare. Il Consiglio comunale, stremato da dodici ore di schermaglie, ha partorito il suo verdetto: San Siro non è più del popolo, ma passa in mani rossonerazzurre, ceduto per 197 milioni come una vecchia gloria che non regge più il passo. La Scala del calcio, dove si sono consumati drammi e trionfi, verrà rovesciata al suolo dopo il brindisi olimpico del 2026: al suo posto sorgerà un palazzo del pallone moderno, 71.500 sedili in plastica nuova fiammante e il timbro di un archistar britannico – Norman Foster, che suona quasi come un centravanti gallese di altri tempi.
A garantire la votazione ci ha pensato la tattica più antica: Forza Italia esce dall’aula, abbassa il quorum e il PD incassa vittoria. Una furbata di Palazzo che avrebbe strappato un sorrisetto pure a Rocco, maestro d’intrighi da spogliatoio. Dentro il pacchetto, però, non c’è solo calcio: arrivano clausole, white list antimafia, 14 milioni verdi per lavarsi la coscienza ambientale, vincoli su accessibilità e inclusione. La politica, quando vuole, sa parlare in gergo UEFA.
Il progetto vale 1,2 miliardi e promette non solo uno stadio ma un quartiere intero: parcheggi, ristoranti, boutique, hotel di lusso. Del vecchio Meazza resterà un osso, un frammento di curva Sud da imbalsamare a museo: reliquia di un tempio dove Rivera e Mazzola, Matthäus e Van Basten, hanno consumato destini. La memoria ridotta a souvenir, come i sanpietrini venduti ai turisti di Roma.
Fuori, intanto, il popolo protesta e urla. Dentro, i consiglieri discutono di earn out e plusvalenze, con la stessa passione di due ragionieri davanti a un bilancio. Milan e Inter, uniti solo quando si tratta di mattoni, hanno strappato la clausola che li libera in caso di nuove inchieste giudiziarie: il calcio, a Milano, non è mai innocente come sembra.
Così cala il sipario: Sala si dice soddisfatto, come un presidente che finalmente vede finire i supplementari. Ma il retrogusto è amaro. San Siro, mostro sacro che compie cent’anni, finirà in polvere. E con lui un secolo di epopee che nessun rendering potrà restituire.