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|L’Italia vince, ma i mondiali restano un miraggio!
Differenza reti incolmabile e saranno gli spareggi a decidere
TALLINN – Tallinn, città dal vento gelido e dai pensieri corti, ha visto sfilare un’Italia che vince ma non convince. Tre a uno agli estoni, eppure il sapore resta quello amaro del vino allungato: dolciastro, ma senza corpo. Il tabellino canta vittoria, la classifica invece bisbiglia preoccupazione.
L’Italia del pallone, quella che un tempo incuteva timore ai fiordi e rispetto alle steppe, oggi deve far di conto come una massaia alla fine del mese. Troppi calcoli, troppi “se” e “ma” per un Paese che inventò il catenaccio e la fantasia. La Norvegia — benedetta da un figlio di Odino chiamato Haaland — s’è fatta beffe di Israele con un 5 a 0 che sa di schiaffo al destino. Tre gol del biondo gigante, due rigori sbagliati per eccesso di foga, come se volesse punire il pallone per la sua stessa obbedienza.
Noi, intanto, restiamo a rincorrere. Dodici punti in cinque partite, mentre i nordici volano a diciotto con una gara in più. I conti non tornano e la storia pesa: due Mondiali guardati dalla finestra — 2018 e 2022 — e ora la minaccia di un terzo, che sarebbe più che una beffa, una condanna.
Il girone è un rebus: solo la prima va dritta in America, la seconda condannata ai playoff, quell’inferno dove l’Italia ha già smarrito due volte la sua dignità. Per agguantare la Norvegia servirebbe un miracolo o almeno un inciampo dei vichinghi contro l’Estonia, impresa degna più di un racconto mitologico che di una cronaca sportiva.
Poi, il 16 novembre, a San Siro, la resa dei conti. Forse. Ma anche lì servirà molto più del cuore, perché la differenza reti — +26 loro, +7 noi — racconta senza mentire la distanza tra chi domina e chi sopravvive.
Gli azzurri vincono, sì. Ma il vero avversario non è l’Estonia, né la Norvegia. È il tempo che passa, l’ombra lunga di ciò che fummo, e la paura di non esserlo più

