LEGNANO – Il 12 novembre 2025, presso l’Istituto Superiore “Carlo Dell’Acqua” di Legnano, si è tenuto un intenso e partecipato incontro dedicato al tema dell’antimafia, organizzato dalla prof.ssa Sara Carugo. Ospite e protagonista dell’evento è stato Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo Borsellino, figura simbolo della lotta alla criminalità organizzata, assassinato in via D’Amelio il 19 luglio 1992, appena 57 giorni dopo la strage di Capaci.
L’incontro è stato aperto dal Dirigente Scolastico, prof. Emanuele Giordano, che ha offerto agli studenti una profonda riflessione sulla natura della mafia, intesa non solo come organizzazione criminale, ma come mentalità fatta di prepotenza, sopraffazione, intimidazione e dominio sull’altro. Un concetto che, come ricordato dal dirigente, può nascondersi anche nei comportamenti quotidiani.
Il dolore e il coraggio di una vita dedicata alla verità
A 83 anni, Salvatore Borsellino continua a portare avanti, con una tenacia sorprendente, la battaglia che considera il lascito più importante del fratello: difendere i valori di giustizia e legalità che Paolo ha incarnato fino all’ultimo istante. Un impegno che affonda le radici nelle parole pronunciate dalla loro madre la sera del 19 luglio 1992: «Il sogno di Paolo non deve morire».
Da allora Salvatore combatte quella che definisce un “pena senza fine”, un ergastolo ostativo morale, che lo spinge a cercare perennemente la verità sulle stragi del 1992 e sull’oscura vicenda della agenda rossa, mai ritrovata.
Il suo racconto, lucido e straziante, ha profondamente colpito gli studenti. La sua voce spezzata dal dolore ha riportato alla memoria gli ultimi attimi di vita di Paolo in quel tragico pomeriggio in via D’Amelio, descritti con una precisione che ha reso impossibile trattenere le lacrime. Salvatore ha ricostruito con dovizia di particolari i momenti della deflagrazione e le concitate testimonianze successive, permettendo al pubblico di rivivere quella tragedia come se fosse accaduta ieri.
Il ricordo di Falcone e il legame indissolubile tra due “veri fratelli”
Nel suo intervento Salvatore ha ricordato anche l’amicizia profonda tra Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, un rapporto che lui stesso definisce da “veri fratelli”. I due magistrati, nati nello stesso quartiere povero e degradato di Palermo, hanno condiviso non solo l’infanzia, ma anche la coraggiosa battaglia professionale contro l’arroganza mafiosa che per decenni ha soffocato la città.
Salvatore ha ripercorso la propria giovinezza, spiegando come il contesto palermitano dell’epoca gli avesse reso impossibile lavorare come ingegnere. Per questo decise di trasferirsi al Nord, scelta che oggi porta con sé come un rimorso, poiché allontanarsi da Palermo significò lasciare il fratello Paolo senza la sua presenza, come quest’ultimo avrebbe invece desiderato.
I giovani come speranza: “Nessuna bomba può annientare l’Amore”
Nonostante il tempo trascorso, Salvatore denuncia con amarezza come, dal 1992, poco sia realmente cambiato: ancora troppe zone d’ombra, troppe verità negate, troppe stragi senza piena giustizia. Eppure, la sua speranza resta incrollabile: i giovani.
Sono loro, dice, l’unica forza capace di spezzare definitivamente il filo nero che unisce le sessantuno stragi raccontate nel suo libro. Per questo continua a incontrare studenti in tutta Italia, credendo fermamente che da loro possa germogliare la cultura della legalità, quella che Paolo e Giovanni hanno difeso fino al sacrificio.
Il suo intervento si è concluso con un messaggio potente e indimenticabile:
«Siate voi il motore del cambiamento. Perché nessuna bomba può annientare l’Amore».