Cinque anni di squalifica per Matteo Belfiore, estremo difensore della Junior Calcio Fino Mornasco. Non potrà mettere piede in campo fino al 24 dicembre 2030.
BUSTO ARSIZIO – È una delle pagine più nere degli ultimi anni nel calcio giovanile lombardo. Una scena violenta, improvvisa, del tutto fuori controllo: un portiere che abbandona la propria porta, percorre trenta metri di campo e prende a pugni l’arbitro in piena partita. Oggi è arrivata la risposta durissima della giustizia sportiva: cinque anni di squalifica per Matteo Belfiore, estremo difensore della Junior Calcio Fino Mornasco. Non potrà mettere piede in campo fino al 24 dicembre 2030.
Una condanna che segna uno spartiacque, perché l’aggressione avvenuta sul terreno di gioco dell’Oratorio San Filippo, a Beata Giuliana, aveva scosso profondamente l’intero ambiente calcistico bustese. La gara del campionato regionale Under 21 tra School of Sport e Junior Calcio era stata interrotta nel caos: l’arbitro, il bustese Andrea Mazzeo, colpito ripetutamente alla nuca, era stato trasportato in ospedale in ambulanza. Aveva passato la notte in osservazione, con cinque giorni di prognosi.
Il Giudice Sportivo del Comitato Regionale Lombardia non ha avuto dubbi. Dopo aver ascoltato il direttore di gara e analizzato il suo supplemento di referto, ha inflitto a Belfiore una delle pene più severe previste dai regolamenti. Una misura che fotografa la gravità di quanto accaduto.
Nel documento ufficiale si legge una ricostruzione che lascia poco spazio all’immaginazione: al 44’ del primo tempo, “a gioco in svolgimento”, il portiere si sarebbe tolto i guanti, uscendo dall’area per correre verso l’arbitro e colpirlo con 4-5 pugni alla nuca, senza alcuna provocazione, senza alcuna ragione sportiva. Un gesto definito «gratuito, ingiustificato e di estrema gravità».
A rendere la scena ancora più inquietante c’è un altro passaggio del referto: secondo l’arbitro, alcuni giocatori della Junior Calcio avrebbero incitato il compagno durante l’aggressione. Un comportamento ritenuto anch’esso gravissimo dal giudice, che ha punito la società comasca con 600 euro totali di ammenda (500 euro per la violenza del proprio tesserato e 100 per la “partecipazione morale” dei compagni), oltre allo scontato 0-3 a tavolino.
La squalifica fino al 2030 è uno dei provvedimenti più pesanti degli ultimi anni nel calcio dilettantistico regionale. Un segnale chiaro, severo, necessario: la violenza contro gli arbitri è un confine invalicabile.
L’episodio ha profondamente scosso non solo le due società coinvolte, ma anche l’intero movimento sportivo locale, che da tempo lavora per trasmettere ai giovani il valore del rispetto e della lealtà. Il provvedimento del giudice chiude la partita sul piano disciplinare, ma la ferita – quella vera – resterà aperta ancora a lungo.
Un campo di calcio non dovrebbe mai essere teatro di paura. E quanto accaduto a Beata Giuliana è un monito potente, da non dimenticare.