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Altra pagina nera nel calcio di serie C
RIMINI – È la fine di una storia e, allo stesso tempo, l’ennesimo segnale di una crisi profonda che continua a erodere le fondamenta del calcio italiano. La Rimini Calcio è ufficialmente fuori dal campionato di Serie C: la Figc ha revocato l’affiliazione alla società, cancellandola in una riga e mezza di un comunicato che pesa come una sentenza definitiva. Il provvedimento è contenuto nel Comunicato Ufficiale n. 104/A, firmato venerdì 28 novembre dal presidente federale Gabriele Gravina.
Un atto freddo, burocratico, che sancisce: “revocata l’affiliazione alla società Rimini Football Club, con decadenza dal tesseramento di tutti i tesserati”.
Un colpo durissimo non solo per una piazza storica, ma per l’intero movimento calcistico nazionale, sempre più segnato da fallimenti, liquidazioni e club che spariscono nel silenzio.
La Figc prende atto della messa in liquidazione della società riminese e, richiamando gli articoli 16 e 110 delle NOIF, firma la dissoluzione di tutto ciò che rimaneva del progetto biancorosso. Da questo momento, tutti i calciatori sono svincolati, liberi di trovare un’altra squadra già nella finestra di mercato invernale. Un’intera rosa che si ritrova senza maglia, senza futuro, senza certezze.
Ma la ferita più dolorosa riguarda i settori giovanili. Con la revoca dell’affiliazione, crollano anche le basi che avrebbero permesso ai ragazzi di concludere la stagione. Il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, aveva chiesto a Gravina almeno una deroga per salvare i bambini e gli adolescenti che vestono il biancorosso. Un appello accorato, rimasto senza risposta.
A sette mesi dalla conquista della Coppa Italia di Serie C, l’apice recente di un percorso fatto di orgoglio e sacrificio, il Rimini si ritrova nel baratro. Una città intera resta orfana del suo calcio professionistico, costretta a ricominciare da zero, forse dall’Eccellenza, se tutto andrà nel migliore dei modi.
Questa non è solo la caduta del Rimini Calcio. È l’ennesima dimostrazione di un sistema che scricchiola, che non riesce più a proteggere le sue società, che vede club storici dissolversi uno dopo l’altro sotto il peso di debiti, gestioni improvvisate e mancanza di tutele.
È una pagina nera, l’ennesima, in un libro che il calcio italiano non si può più permettere di ignorare.

