MILANO – Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Serie A, l’ha detto senza mezzi termini: “La Champions League ha tolto popolarità alla Serie A. Rischiamo di diventare le prequalifiche della Formula 1.”
Un’affermazione forte, che scuote l’opinione pubblica. Ma, a ben guardare, rischia anche di essere una pericolosa semplificazione.
Perché se il nostro campionato sta perdendo terreno, non è certo colpa della Champions. Semmai è la Champions ad aver accelerato un processo che la Serie A non ha saputo – o voluto – affrontare per tempo.
E allora la domanda sorge spontanea: davvero basta puntare il dito contro l’Europa per salvarci?
De Siervo denuncia che la nuova Champions, più ricca e spettacolare, starebbe togliendo visibilità al nostro torneo. Ma dimentica un dettaglio fondamentale: sono state proprio le leghe nazionali, negli anni, a cedere terreno a favore delle competizioni UEFA, inseguendo diritti TV e accordi commerciali che oggi pesano come macigni.
La Serie A paga vent’anni di immobilismo, governance litigiosa, stadi vecchi, calendari ingestibili, orari spezzatino e riforme mai realizzate.
Non è la Champions a “rubare popolarità”: è la Serie A che non riesce più a generarla.
La metafora scelta da De Siervo fa rumore. Ma invece di suonare come un allarme costruttivo, sembra lo sfogo di chi vede il treno passare e non sa più come salirci.
Se davvero la Serie A rischia di diventare una serie di “prequalifiche”, è perché:
non riesce ad attrarre investitori internazionali,
non produce un modello industriale moderno,
non costruisce vivai competitivi,
non riesce a trattenere i migliori giocatori,
non rinnova gli stadi, fermi agli anni ’90.
Mentre Premier League, Bundesliga e Ligue 1 hanno corso, noi abbiamo scelto di rimanere fermi ai box.
È scappato perché si è stancato di un campionato che fatica a essere credibile, competitivo, spettacolare.
È scappato perché i tifosi sono trattati come una variabile di contorno.
È scappato perché una domenica allo stadio spesso è più simile a un viaggio nel passato che a un’esperienza moderna.
La Champions non ha “rubato” nulla: ha solo mostrato al mondo quanto sia rimasto indietro il calcio italiano.
Invece di parlare di popolarità sottratta, non sarebbe più utile chiedersi come mai la Serie A non sia più capace di produrre popolarità da sola?
Perché se la risposta è sempre “colpa degli altri”, allora sì: delle prequalifiche rischiamo non solo di diventarlo, ma di restarlo per molto tempo.
Finché la Lega non cambierà marcia – davvero, non a parole – la Serie A continuerà a inseguire. E continuerà a sentirsi oscurata da chi, semplicemente, corre più veloce.
La Champions non ci ha tolto la scena.
Siamo noi che non siamo saliti sul palco.