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|Supercoppa a Riad? Un flop clamoroso ed imbarazzante, fra sedie vuote e teloni
Le milanesi Inter e Milan in Arabia Saudita, sono un brand. Napoli e Bologna no
RIAD – La Supercoppa Italiana a Riad è l’ennesima fotografia di un calcio che ha scelto il portafoglio prima del cuore. Napoli-Bologna, finale vera, legittima, sportivamente nobile, ma catapultata a migliaia di chilometri dall’Italia per una sola, chiarissima ragione: i soldi. E il risultato è sotto gli occhi di tutti, anche se qualcuno ha provato goffamente a coprirlo con due teloni.
All’Al-Awwal Park non c’è il tutto esaurito. Ci sono seggiolini vuoti, curve dimezzate, spazi mascherati da gigantografie con i loghi delle squadre per poter raccontare una favola che non regge. La strategia è semplice: coprire i buchi e dichiarare il “sold out”, come se bastasse un telo per riempire un vuoto che è prima di tutto culturale e identitario. Nelle semifinali 25mila spettatori nella prima, 17mila nella seconda. Numeri lontani anni luce da una finale che, in Italia, avrebbe avuto stadi pieni e città in fermento.
Le tribune, è vero, sono discretamente occupate. Ma è un pubblico freddo, curioso, spesso più attratto dai nomi del passato che dal presente in campo. Lo dimostra la sfilata di maglie storiche sugli spalti, da Kakà a Shevchenko, da Rui Costa a Inzaghi. Lo dimostra l’entusiasmo per Modric – che nemmeno giocava – e l’indifferenza per i gol decisivi. Lo dimostra il tifo sbilanciato, quasi automatico, per Inter e Milan nelle altre partite: perché le milanesi, in Arabia Saudita, sono un brand. Napoli e Bologna no. E il calcio moderno questo lo sa benissimo.
Ed è qui che la scelta di Riad mostra tutte le sue crepe. Portare una competizione italiana fuori dall’Italia non è di per sé un sacrilegio. Ma farlo ignorando il valore popolare delle squadre, la loro storia, il loro seguito reale, significa accettare il rischio – puntualmente verificatosi – di uno stadio che non vibra, non canta, non vive. Un calcio scenografico, patinato, con luci, fuochi d’artificio e smartphone accesi, ma senza anima.
In tribuna sfilano le “legends”: Capello, Del Piero, Vieri, Materazzi, Bonucci, Ferrara, Panucci, e soprattutto Roberto Baggio, applaudito come una reliquia sacra. È paradossale: il momento più autentico della serata arriva dal passato, mentre il presente viene vissuto come un evento da catalogo, buono per le brochure e per i contratti milionari.
Napoli-Bologna meritava ben altro. Meritava una notte italiana, uno stadio pieno di sciarpe, cori, rabbia e passione. Meritava curve vere, non coperte. Ma la Supercoppa, ormai, non è più una festa del calcio italiano: è un prodotto da esportazione, confezionato per chi paga di più. E se per incassare bisogna accettare seggiolini vuoti e teloni in curva, allora il messaggio è chiaro.
Il calcio ha scelto Riad. I tifosi, quelli veri, sono rimasti a casa.

