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Viale Sabotino, dal verde ai supermercati ? L’occasione persa per Legnano

Firmato il preliminare di vendita dell’area ex Legnano Patrimonio: tra promesse di parchi e accuse di svendita, esplode la polemica politica su una vicenda che affonda le radici in 17 anni di finanza creativa e scelte urbanistiche contestate

LEGNANO – Altro che svolta urbanistica e interesse pubblico: sul terreno di viale Sabotino–via Menotti va in scena l’ennesimo capitolo di una vicenda che, più che chiudere una ferita aperta da anni, rischia di trasformarla in una cicatrice permanente. Con la firma del preliminare di vendita dell’area – ultimo cespite rimasto in capo a Legnano Patrimonio – l’amministrazione comunale canta vittoria, ma le ombre sull’operazione restano lunghe e difficili da ignorare.

Il documento, partorito nel 2023 e aggiornato nell’ottobre 2024, è stato sottoscritto da Legnano Patrimonio, Amga Spa, dai piccoli proprietari e dal promissario acquirente. Formalmente, l’atto impegna i soggetti coinvolti a vendere l’area a un operatore privato che svilupperà un progetto ormai prossimo alla definizione finale. Nella sostanza, però, si chiude una partita che affonda le radici in una delle più discusse operazioni di “finanza creativa” della storia recente della città.

Oggi si parla di riduzione dell’edificabilità – 3.770 metri quadrati contro i 5.000 previsti dall’attuale PGT e i 13.446 del piano precedente – e di un nuovo parco urbano da 10.500 metri quadrati. Numeri sbandierati come prova di attenzione all’ambiente e al bene comune. Ma dietro le cifre, la realtà raccontata dalle opposizioni è ben diversa.

Secondo il consigliere comunale Brumana, che non usa mezzi termini, si tratta di un’operazione “di male in peggio”. Il terreno, denuncia, sarebbe stato di fatto svenduto per tappare una voragine finanziaria apertasi nel 2008, quando il Comune vendette l’area a una propria società controllata al 100%, Legnano Patrimonio. Un passaggio solo apparentemente legittimo, che consentì all’ente di incassare subito il prezzo grazie a un mutuo bancario acceso dalla società, priva però di reali capitali per sostenerlo.

Per rendere appetibile l’operazione, il terreno venne reso edificabile. Ma come prevedibile, Legnano Patrimonio non riuscì mai a far fronte al debito, accumulando nel tempo una montagna di passività. Una situazione che, sottolinea Brumana, nessun privato avrebbe potuto permettersi senza finire rapidamente travolto da pignoramenti e procedure esecutive. Qui, invece, la politica ha lasciato correre per anni, attraversando giunte di ogni colore senza che nessuno affrontasse davvero il nodo.

La svolta è arrivata solo nel 2022, quando la società che aveva rilevato il credito dalla banca ha pignorato l’area, portandola all’asta. Aste andate deserte, prezzo progressivamente ribassato fino a 960 mila euro, anche perché l’area – a forma di “U” – ingloba al suo interno la proprietà di Amga, indispensabile per qualsiasi intervento edilizio.

Ora, la vendita viene annunciata come conclusa, ma senza che siano stati resi noti né il prezzo né le condizioni contrattuali. Un silenzio che alimenta i sospetti: l’impressione, secondo le minoranze, è che si sia incassato quanto basta per chiudere il debito di Legnano Patrimonio con un saldo e stralcio, lasciando ad Amga le briciole.

E mentre si parla di parchi, percorsi ciclopedonali e marciapiedi, il nuovo PGT – approvato dalla giunta Radice – apre la porta alla realizzazione di supermercati per una superficie complessiva di 5.000 metri quadrati. Una scelta che ha fatto infuriare l’opposizione, soprattutto dopo che sono state respinte le proposte di ridurre le volumetrie a 3.000 metri quadrati e di prevedere una destinazione a uso pubblico.

«Abbiamo perso un’area comunale strategica», accusa Brumana, «per trasformare viale Sabotino in una sequenza di centri commerciali, sulla scia del Sempione all’ingresso di Gallarate». Con conseguenze facilmente prevedibili: aumento del traffico, pressione sui quartieri limitrofi e ulteriore saturazione commerciale in una città che, secondo molti, di supermercati ne ha già fin troppi.

Il sindaco Lorenzo Radice e l’assessore Lorena Fedeli parlano di promessa mantenuta, di riduzione dell’impatto ambientale e di interesse pubblico come pilastro dell’azione amministrativa. Ma la polemica resta aperta: per una parte della città, quella che si chiude non è una ferita urbanistica, bensì l’ennesima occasione mancata per restituire davvero ai cittadini un pezzo di città senza piegarlo alle logiche della grande distribuzione.