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Sono due anni che la gestione è discutibile, frammentata, contraddittoria. Due anni in cui chi dovrebbe proteggerlo sembra più vicino a rovinarlo che a costruirne il percorso.
MILANO – Diciamolo chiaramente: così si rischia di bruciare un talento. Con ogni probabilità il prestito verrà interrotto, e non potrebbe essere altrimenti dopo sei mesi che di certo non erano quelli immaginati quando Francesco Camarda ha scelto il Lecce per crescere, giocare e mettersi alla prova.
Sulla carta avrebbe dovuto trovare spazio, minuti, responsabilità. In realtà si è ritrovato intrappolato in un continuo alternarsi con Stulic, una staffetta che non ha mai permesso di dargli continuità o fiducia reale. Diciannove presenze, un gol e un assist possono anche sembrare numeri decenti per un classe 2008 che non ha ancora compiuto 18 anni — ma la verità sta altrove.
La verità è che questi 742 minuti non “pesano”.
Perché in una squadra che gioca per difendersi, che crea pochissimo e che lascia il suo centravanti a vagare nel deserto, Camarda ha toccato una quantità irrisoria di palloni. Nessun giovane può crescere così, figuriamoci uno dei più promettenti della sua generazione.
Ed è proprio questo che preoccupa il Milan: non i numeri, ma la qualità del tempo in campo. Tanto che nel club rossonero stanno valutando seriamente di riportarlo a Milanello. Ma anche lì il rischio è sotto gli occhi di tutti: tornare per cosa? Per non giocare, come è già successo l’anno scorso?
È questo il modo di far crescere un ragazzo del 2008?
Sono due anni che la gestione è discutibile, frammentata, contraddittoria. Due anni in cui chi dovrebbe proteggerlo sembra più vicino a rovinarlo che a costruirne il percorso.
Continuare così significa una cosa sola: si rischia davvero di bruciare Francesco Camarda.
E sarebbe un delitto sportivo imperdonabile.

