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Eccellenza, LEGNANO in campo per un test match

LEGNANO – Il calcio, si sa, non dorme mai davvero: al massimo sonnecchia, come un vecchio leone al sole d’inverno. E così il Legnano, archiviati i brindisi e le illusioni dell’anno nuovo, ha ripreso a correre sui prati del Forlano, con quella fretta buona che è propria delle squadre che sanno di avere ancora qualcosa da dire. Domenica 4 gennaio, alle tre del pomeriggio — ora canonica da calcio padano — i lilla si misureranno in amichevole col Baveno Stresa, ritrovando dall’altra parte della barricata un vecchio conoscitore della materia, Beppe Fiorito, uno che il pallone lo mastica da una vita.

Ma più del test in sé, conta il come. Perché questo Legnano di Porro ha una sua fisionomia precisa, una sua calligrafia riconoscibile, e tutto nasce e si compie nel cuore del campo, là dove il calcio diventa pensiero prima che corsa. Nel girone d’andata la mediana lilla è stata officina e trincea insieme: ha macinato chilometri, ha dato ordine e, quando serviva, ha anche trovato il modo di graffiare.

Pellini, regista con il compasso negli scarpini e la punizione come arte applicata, ha dettato i tempi come un maestro elementare severo ma giusto. Di Battista ha strappato, Corio ha ringhiato, Pagani, Trenchev e Sartor hanno lavorato ai fianchi come vecchi mezzali di una volta, di quelli che non chiedevano permesso. E poi Castiglioni, scoperta che profuma di futuro, come certe bottiglie dimenticate in cantina.

Porro lo sa — e non da oggi — che il lusso del trequartista, la giocata che manda in visibilio la tribuna, nasce sempre dall’equilibrio oscuro di chi copre, filtra, tampona. Il calcio è una faccenda di distanze, di diagonali invisibili, di silenzi operosi. Per questo il 2026 del Legnano è cominciato di corsa, senza fronzoli: primo allenamento archiviato e testa già all’11 gennaio, quando al Mari arriverà il Vigevano e lì sì che si farà sul serio.

Se il motore gira in mezzo, il resto segue. È una legge non scritta del football italico, e il Legnano pare averla capita. Ora resta da vedere se, oltre alla corsa, arriverà anche la continuità. Ma intanto il pallone è tornato a rotolare, e già questo, a gennaio, è una piccola benedizione.