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|Gravina vuole riformare la serie C rendendola una serie D aggiunta
Gravina vuole declassare la Lega Pro
MILANO – Quella che viene fatta filtrare come una “riforma” rischia in realtà di essere un clamoroso passo indietro, uno strappo profondo all’identità del calcio italiano. La Serie C, già martoriata da penalizzazioni, fallimenti e classifiche stravolte, viene oggi messa davanti a un’ipotesi che sa di resa: togliere il professionismo e rispedire tutto nel mondo dilettantistico. Una scelta che non cura la malattia, ma spegne il termometro.
Secondo quanto riportato da Fanpage, il presidente FIGC Gabriele Gravina avrebbe aperto a questa soluzione parlandone con il numero uno della Lega Pro Matteo Marani. Tre gironi invariati, promozioni confermate, ma senza più lo status professionistico. Una rivoluzione solo sulla carta, perché nella sostanza sarebbe un colpo durissimo: meno tutele, meno garanzie, meno dignità per un campionato che da decenni rappresenta l’ossatura del calcio italiano.
È qui che la proposta mostra tutta la sua profonda ingiustizia. Oltre mille calciatori vedrebbero svanire contratti e diritti, mentre i veri problemi resterebbero intatti: proprietà improvvisate, fideiussioni inadeguate, controlli blandi e sanzioni che finiscono per punire i campi e i tifosi più che i dirigenti responsabili. I casi Rimini e Trapani non sono incidenti isolati, ma il sintomo di un sistema mai davvero riformato.
Declassare la Serie C non è una soluzione: è una scorciatoia sbagliata. Significa scaricare il peso delle inefficienze su chi vive il calcio ogni giorno, sui giocatori, sulle piazze storiche, su territori che nel professionismo hanno investito passione, risorse e identità. Se il sistema non funziona, va aggiustato alla radice. Smontarlo pezzo per pezzo, fingendo che il problema sia la categoria e non chi la governa, è semplicemente la scelta più facile. E la più sbagliata.

