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Lombardia,  qualità dell’aria 2025 in miglioramento

MILANO – 2025 si chiude con segnali incoraggianti per la qualità dell’aria in Lombardia, dove i livelli medi di PM10 risultano in diminuzione su gran parte del territorio regionale. Un miglioramento favorito anche da condizioni meteorologiche più favorevoli, con un minor numero di giornate invernali caratterizzate da aria stagnante e fortemente inquinata. Tuttavia, restano preoccupanti i picchi stagionali, ancora troppo elevati in molte aree.

Secondo Legambiente Lombardia, la tendenza positiva dimostra che gli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2030 sono raggiungibili, purché le politiche regionali e locali vengano rafforzate con continuità e maggiore ambizione.

“I dati del 2025 smentiscono chi, da anni, sostiene l’impossibilità di rispettare le direttive europee sulla qualità dell’aria – afferma Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. Con politiche più incisive potremmo accelerare ulteriormente i risultati, tutelando la salute dei cittadini e spingendo la transizione ecologica, soprattutto nei settori più energivori come edilizia e trasporti”.

Città e traffico: miglioramenti disomogenei

Il quadro regionale resta però molto disomogeneo. I capoluoghi pedemontani come Varese, Como, Sondrio, Lecco e Bergamo mostrano un netto miglioramento: in questi centri gli obiettivi europei al 2030 risultano già raggiunti o a portata di mano. Segnali positivi arrivano anche dall’Est della Lombardia, in particolare da Brescia e Mantova, così come da Milano e Monza.

Nei grandi centri urbani, tuttavia, il traffico motorizzato resta la principale fonte di inquinamento. A Milano, ad esempio, la centralina di viale Marche, situata in un’area a forte densità di traffico, ha registrato 66 giorni di superamento della soglia critica di PM10, quasi il doppio del limite annuo previsto dalla normativa. Nel centro storico, al Verziere, i superamenti sono stati invece 21, confermando come la riduzione del traffico debba essere estesa anche alle aree periferiche.

La “Bassa” e la pianura zootecnica restano le aree più critiche

I miglioramenti risultano più lenti e contrastati nella Bassa Lombardia, soprattutto nelle zone a forte concentrazione di allevamenti intensivi. Cremona e Lodi si confermano tra i capoluoghi con le concentrazioni medie di PM10 più elevate, spesso superiori persino a quelle di Milano.

Ma il dato più significativo riguarda i piccoli e medi centri urbani, oggi più inquinati delle grandi città. Soresina, considerata la “capitale lombarda del latte”, registra i valori di PM10 più alti dell’intera regione. Livelli critici si rilevano anche a Crema, Codogno e Cassano d’Adda, mentre nel Bresciano la centralina di Rezzato segna il record regionale di episodi di inquinamento acuto, complice la combinazione di traffico, attività industriali e presenza di allevamenti.

Tra i centri minori spicca anche Meda, in Brianza, dove l’inquinamento da polveri sottili risulta superiore a quello del capoluogo Monza, probabilmente a causa del traffico e dell’uso diffuso della legna come combustibile.

Cambia la geografia dell’inquinamento

“Per il particolato sottile l’importanza delle città sta progressivamente diminuendo – spiega Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia –. Oggi i livelli di PM10 sono sempre più legati a fonti emissive non urbane, in particolare alle emissioni provenienti dagli allevamenti intensivi, un settore che in Lombardia raggiunge livelli di intensità unici in Europa”.

Secondo Legambiente, questo cambiamento della geografia dell’inquinamento non è adeguatamente rappresentato dall’attuale rete di monitoraggio ARPA, progettata negli anni Novanta e concentrata soprattutto nei contesti urbani. Intere aree della pianura, come quella compresa tra Oglio e Mincio, dove si concentra metà del patrimonio zootecnico regionale, sono prive di centraline di rilevamento del PM10.

L’associazione ambientalista chiede quindi un aggiornamento della rete di monitoraggio e l’introduzione di sistemi di misura per inquinanti come metano e ammoniaca, che svolgono un ruolo chiave nella formazione di polveri sottili in inverno e di ozono in estate.

Le richieste di Legambiente

Per centrare gli obiettivi europei e migliorare in modo strutturale la qualità dell’aria, Legambiente ribadisce la necessità di:

  • ridurre drasticamente la motorizzazione individuale, puntando sull’elettrificazione dei veicoli;
  • superare definitivamente il diesel;
  • ridimensionare l’intensità degli allevamenti, intervenendo sulle emissioni di origine zootecnica;
  • rafforzare il monitoraggio ambientale nelle aree oggi sottorappresentate.

Un percorso possibile, ma che richiede scelte politiche più coraggiose e tempestive, per garantire aria più pulita e tutela della salute in tutta la Lombardia.